Crisi economica, la ricetta di Emma Marcegaglia: “Basta andare avanti con piccole cose”

CRISI ECONOMICA – Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lancia un nuovo appello-ultimatum al governo durante l’assemblea degli industriali toscani a Firenze, dopo aver bocciato l’efficacia della manovra finanziaria 2011. Un manifesto in 5 punti per uscire da una fase di stallo in cui il governo si limita a vivacchiare e ad “andare avanti con piccole cose”, al fine di dare una svolta decisiva alle sorti economiche del Paese in coordinamento con le parti sociali. Tra le prime richieste della Marcegaglia c’è la riforma fiscale, che consenta di “abbassare le tasse a chi tiene in piedi il Paese, lavoratori e imprese”, poi privatizzazioni, liberalizzazioni e infrastrutture. Gli industriali chiedono, in secondo luogo, una riforma delle pensioni di anzianità in linea con quelle europee, una riduzione della spesa pubblica, vendita di beni pubblici per abbassare il deficit e incentivare gli investimenti privati.

“L’Italia non può più stare ferma, non si può permettere una situazione di stallo. Noi non stiamo crescendo e non è vero che stiamo meglio di altri paesi”, allerta la presidente di Confindustria che lancia una frecciata anche alla politica dell’Unione europea incapace di intraprendere un percorso collettivo: “Fa male vedere una carenza di leadership anche a livello europeo. Non può esserci una moneta unica senza una politica economica comune, senza un budget federale… O i leader europei hanno la capacità di superare i nazionalismi oppure io penso che tutto quello che abbiamo fatto nell’Unione europea rischia di non restare in piedi. E in questo caso le conseguenze sarebbero devastanti”.

Interrogata su un possiblie fronte comune con Confindustria, la leader della Cgil, Susanna Camusso, risponde a chiare lettere: “Fronte comune sul tema della crescita e delle prospettive, poi tante ricette diverse su come raggiungerle. Se Confindustria insiste sull’idea che lo strumento è quello delle pensioni – ha aggiunto la Camusso – continuiamo a non condividere e a pensare che sia la strada sbagliata”.

 

 

L.C.