Maggioranza in bilico dopo la sconfitta alla Camera: nel governo tutti contro Tremonti

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti

CRISI GOVERNO DOPO SCONFITTA ALLA CAMERA – Sa di rabbia e risentimento l’aria che in queste ore si respira nelle file del governo. L’esecutivo ha appena ricevuto uno schiaffo doloroso: l’articolo 1 del rendiconto dello Stato del 2010 è stato bocciato alla Camera. E per un solo voto. La disfatta sarebbe stata evitata se il ministro dell’Economia fosse stato presente. Ma Tremonti non c’era e la sua assenza è stata fatale. Non è necessario, per capire quanto l’atmosfera sia tesa, citare le dichiarazioni di vari rappresentanti della maggioranza che parlano di comportamento “irresponsabile”. Basta vedere l’atteggiamento adottato da Silvio Berlusconi a fine seduta: il premier, uscendo dall’Aula, ha incrociato Tremonti ma non lo ha neanche guardato in faccia, spostandolo invece per poter passare con un gesto a dir poco irritato.

L’esito del voto a Montecitorio dimostra una volta di più quanto grave e profonda sia la crisi del governo e risulta altrettanto evidente come all’interno di questo contesto si sia sviluppata una sorta di ‘sotto-crisi’, cioè un processo di disgregazione del Pdl. Fino a poche ore fa a far tremare il partito erano le spinte separatiste del gruppo di insoddisfatti riunitosi intorno a Claudio Scajola ma ora le intenzioni, peraltro neanche troppo bellicose, dell’ex ministro sono passate momentaneamente in secondo piano, lasciando spazio all’ostilità generale nei confronti del titolare dell’Economia. Il malumore verso Tremonti risale ai mesi scorsi, quando il ministro ha annunciato i tagli ai fondi dei dicasteri: i suoi colleghi non l’hanno presa bene ma sul momento la questione si è limitata a qualche battibecco.
L’affaire Tremonti, però, è nuovamente tornato alla ribalta in occasione del voto alla Camera sull’autorizzazione all’arresto di Marco Milanese, suo ex consigliere. Il ministro del Tesoro ha deciso di non partecipare, usando come schermo l’alibi del G20 di Washington. La decisione gli era costata gli attacchi da parte di molti esponenti della maggioranza e anche dello stesso Berlusconi. Da questo momento in poi i rapporti, già non proprio idilliaci, tra il premier e il suo ministro più importante, si sono definitivamente incrinati.
Ora c’è anche la questione condono: Tremonti, spalleggiato dalla Lega, è apertamente ostile, mentre molti componenti del Pdl non vogliono escludere a priori questa possibilità.

Insomma, l’assenza del ministro del Tesoro alla votazione odierna a Montecitorio non è che la goccia che rischia di far traboccare il vaso. Anche se qualcuno, come il ministro Gelmini, cerca di minimizzare, definendo l’accaduto come un semplice “incidente di percorso”, il governo appare sempre più vicino al baratro.
Resta solo da vedere quale sarà la mano che lo spingerà giù dal precipizio.

Tatiana Della Carità