15 ottobre 2010 – 15 ottobre 2011: Sabrina Misseri e 365 giorni di carcere

Sabrina Misseri

PROCESSO SABRINA MISSERI – Il 26 agosto dello scorso anno la piccola Sarah Scazzi è stata uccisa e il suo corpo è stato ritrovato solo un mese e mezzo dopo. L’omicidio e una lunga indagine hanno stravolto la tranquillità di Avetrana, provincia di Taranto. Prima la scomparsa della quindicenne, poi l’arresto di Michele Misseri, soprannominato per mesi lo “zio orco” e poi la svolta decisiva; la liberazione del contadino di 57 anni e il fermo di Cosima Serrano e Sabrina Misseri, rispettivamente moglie e figlia minore dell’uomo. Per quest’ultima è passato un anno dall’entratra in quella cella e ora una nuova svolta intacca la vita della 22enne, o meglio finisce di segnarla: Sabrina Misseri è stata sottoposta a fermo per concorso in omicidio volontario e sequestro di persona.

Una decisione, questa, presa dopo sei ore di interrogatorio con Franco Sebastio, procuratore della Repubblica ionica. In una nota della Procura di Taranto è stato possibile apprendere che la 22enne è stata sottoposta al fermo “perchè gravemente indiziata dei delitti di sequestro di persona ed omicidio volontario in concorso” e il fermo è avvenuto “a conclusione di un’intensa giornata di riscontri investigativi condotti in Avetrana alla presenza di Michele Misseri”.

Sabrina non ha ammesso le sue responsabilità e il fermo è da ricondurre al fatto che in nessun modo sono stati sciolti i dubbi inerenti le contraddizioni tra la sua versione e quanto dichiarato dal padre Michele.

Intanto a causa del contesto, pervaso da quella che è stata definita un’eccessiva “emotività“, il pg di Cassazione ha presentato qualche giorno fa richiesta di trasferimento del processo da Taranto, dove attualmente si sta svolgendo il procedimento, a Potenza. Gli avvocati della Misseri plaudono alla richiesta e spiegano che la procura “ha chiesto di trasferire l’inchiesta a Potenza prendendo atto delle intimidazioni che ci sono state nei confronti di persone coinvolte in questo procedimento, del lancio di pietre durante l’arresto di Cosima Serrano e di intimidazioni nei confronti di Michele Misseri che si è dovuto anche chiudere in casa”. “Si è creato un clima ambientale – hanno continuato – che si riverbera sulla serenità del procedimento”.

L.B.