La Lav protesta contro gli allevamenti di animali per la produzione di pellicce e chiede una legge ad hoc

Visone in gabbia

LAV CHIEDE LEGGE CONTRO ALLEVAMENTI PER PELLICCE – Fa rabbrividire il grido di aiuto che si alza dalla Lav. L’associazione che si batte contro la vivisezione ha indetto una due giorni di mobilitazione su tutto il territorio nazionale per questo week end al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica alla questione degli allevamenti di animali finalizzati alla produzione di pellicce. Dalla Lav spiegano che gli animali vengono sottoposti a pratiche da “film horror” e vengono uccisi attraverso trapanazione del cervello, elettrocuzione – cioè shock elettrico che provoca l’arresto cardiaco – , esalazioni di monossido di carbonio e iniezioni di anestetici.
Inoltre gli animali – prevalentemente cincillà e visoni – vengono tenuti in piccole gabbie e la condizione di reclusione li spinge a comportamenti autolesivi e a problemi comportamentali.

Il responsabile della campagna antipellicce Simone Pavesi spiega che questi capi di abbigliamento “non sono un bene necessario” e che “in Italia l’uccisione di animali senza necessità è un reato ai sensi dell’art 544 bis del codice penale”. La Lav chiede pertanto l’attenzione del mondo politico, invocando il varo di una norma ad hoc. “Il Parlamento deve intervenire – aggiunge Pavesi – Anche un capo con un piccolo inserto in vera pelliccia, che poi è la strategia più diffusa da parte delle imprese interessate a questo mercato, non è meno crudele di un capo interamente realizzato con pelli, perché sarà sempre ottenuto attraverso le sofferenze e le uccisioni di uno o più animali”.
Una proposta di legge in materia è stata presentata di recente in Parlamento, con il sostegno bipartisan del Pd e del Pdl.

In Europa molti Paesi, dall’Olanda alla Bosnia, dalla Svezia alla Bulgaria, dalla Gran Bretagna alla Croazia, hanno già messo in atto misure per disincentivare o vietare questo tipo di allevamenti.

Redazione online