La mancata adesione della Gran Bretagna all’accordo Ue divide Cameron e Clegg

David Cameron e Nick Clegg

GB: MANCATA ADESIONE A ACCORDO UE DIVIDE CLEGG E CAMERON– Il tanto auspicato accordo tra i leader dei Paesi europei per modificare le regole comunitarie in materia economica è stato raggiunto nei giorni scorsi: certo, si tratta di un documento aggiuntivo rispetto al Trattato esistente e non di una modifica di quest’ultimo come si prospettava invece in precedenza ma è pur sempre l’esito positivo di un negoziato che se fosse andato a monte forse avrebbe visto naufragare il progetto europeo.

Oltre al fatto di non aver raggiunto un’intesa per modificare il Trattato Ue, i capi di Stato e di governo del vecchio continente hanno anche un altro rimpianto: la mancata adesione della Gran Bretagna. Nonostante i ripetuti tentativi di mediazione, La posizione di David Cameron è stata irremovibile: Londra non intende rinunciare ad un pezzetto della sua sovranità. La linea del premier britannico ha suscitato malumori non solo negli altri governi europei – in primis quello francese – ma anche nel suo stesso esecutivo. Perché se è vero che i leader dell’Ue sono rammaricati per aver stipulato un accordo a 26 e non a 27, in Gran Bretagna più di qualcuno accusa il premier di aver portato il Paese in una condizione di isolamento sul piano internazionale. Particolarmente irritato il numero due del governo Nick Clegg, almeno stando a quanto scrive oggi l’Independent. Il settimanale parla di un Clegg “furioso” con Cameron a causa della “partita giocata male” al vertice europeo e “amaramente deluso” dall’esito del summit. Riferendo le dichiarazioni di un collaboratore del vicepremier, l’Independent aggiunge che secondo Clegg quello di Bruxelles non è “un buon accordo per la Gran Bretagna, per l’occupazione e per la crescita”, poiché appunto provoca l’isolamento di Londra e va contro gli “interessi nazionali”, e che il vicepremier è stupito del fatto che “Cameron non abbia tentato di negoziare più a lungo”. Lo stesso Clegg, intervistato da un’emittente televisiva inglese, ha spiegato che in questo momento non si può “indire un referendum sull’Unione Europea” ma che allo stesso tempo la Gran Bretagna ha assoluta necessità di “riannodare i fili con l’Europa”.

Tra Cameron e il suo vice, dunque, non sembra tirare una buona aria. D’altra parte i contrasti tra i due non sono una novità: un certo attrito era già emerso la scorsa estate quando, nell’infuocato clima dello scandalo intercettazioni, Clegg aveva rinfacciato a Cameron la nomina di Andrew Coulson (ex direttore del News of the World arrestato nel quadro della vicenda che ha travolto il gruppo editoriale di Rupert Murdoch e poi rilasciato su cauzione) a suo portavoce, sottolineando come la scelta del responsabile delle Comunicazioni fosse responsabilità esclusiva del premier.

T.D.C.