Strage xenofoba a Firenze: un complice ha aiutato Gianluca Casseri?

 

 

FIRENZE – Nonostante fosse malato di depressione da oltre cinque anni, Gianluca Casseri, autore dell’agguato xenofobo a Firenze, deteneva una pistola Smith & Wesson 357 Magnum per uso sportivo e con la quale di tanto in tanto si esercitava al poligono di Pistoia. Assumeva farmaci antidepressivi, era malato di diabete e negli ultimi tempi aveva aumentato le dosi di insulina, ma trascorreva parte del suo tempo a fabbricare proiettili all’interno della sua abitazione. E forse dinanzi ad una morte imminente ha deciso di lasciare un tragico ed eterno segno che fosse coerente con le sue idee razziste e antisemite, coltivate per anni e in quasi totale solitudine.I vicini di quartere lo rtiengono un tipo schivo, riservato, un lupo solitario, ma quasi nessunoconosceva perfettamente le sue idee politiche nè che avesse scritto un libro in cui negava l’Olocausto degli ebrei. Un uomo di mezza età ormai privo di collegamenti con la normalità e la realtà, chiuso in un mondo interiore molto caotico.

Secondo gli inquirenti avrebbe agito in perfetta solitudine, ma la procura fiorentina vuol vederci chiaro e il procuratore capo Giuseppe Quattrocchi ha ammesso che “si sta verificando l’ipotesi della presenza di eventuali concorrenti negli omicidi e nei tentati omicidi, non solo sotto il profilo materiale ma anche in forma di concorso morale, sotto il profilo di eventuale istigazione o agevolazione” della strage. Dopo il duplice omicidio e il ferimento di un terzo senegalese la sua dimora in piazza del Terzolle a Firenze è risultata “ripulita” e “svuotata”, motivo per cui si ipotizza la mano di un complice e gli inquirenti stanno procedendo nella ricostruzione delle sue ultime ore di vita. Secondo la testimonianza del giornalaio sotto casa Casseri sarebbe uscito di casa intorno alle 11 e non sarebbe più tornato. Dopo le 12 ha dato il via alla strage in piazza Dalmazia, poi avrebbe raggiunto San Lorenzo posteggiando l’auto in un parcheggio sotterraneo. Dopo le 14 ha sparato ancora, poi si sarebbe ucciso dopo essere stato circondato dalle forze dell’ordine. Tra il primo e secondo agguato c’è un intervallo di circa due ore su cui gli inquirenti dovranno far luce prima di cercare di archiviare il caso.

 

Luigi Ciamburro