L’isola del Giglio verso la catastrofe ambientale? La Haven a Genova sversò 144mila tonnellate di greggio

RISCHIO CATASTROFE AMBIENTALE ALL’ISOLA DEL GIGLIO – Oltre che un dramma per le vittime e le loro famiglie e un’esperienza terrificante per i sopravvissuti, il naufragio della Costa Concordia, poco lontano dall’Isola del Giglio, potrebbe rivelarsi una tragedia anche dal punto di vista ambientale. Si teme infatti che il relitto possa rompersi o comunque possa subire danni che porterebbero allo sversamento in mare del carburante: proprio su questo argomento è imperniato il vertice svoltosi in prefettura a Livorno con il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha annunciato che il Consiglio dei ministri dichiarerà lo stato di emergenza.

Il rischio di una catastrofe ambientale pende come una spada di Damocle sull’isola, che può vantare alcune tra le più belle spiagge italiane. D’altra parte in questi anni sono stati molti, purtroppo, gli episodi che hanno dimostrato quanti danni possa provocare lo sversamento accidentale di petrolio in mare.
Il precedente recente più grave in Italia è rappresentato dall’incidente della petroliera cipriota Amoco Milford Haven, nel 1991: la nave affondò nel Mediterraneo, non lontano da Genova, in seguito ad un’esplosione verificatasi a bordo. Cinque membri dell’equipaggio persero la vita e 144mila tonnellate di greggio finirono in mare.

Superando invece i confini nazionali, non si può non ricordare il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, esplosa durante la realizzazione di un pozzo nel Golfo del Messico il 20 aprile del 2010: in quel caso la quantità di greggio finita in acqua fu tale da provocare quella che venne subito definita come una ‘marea nera’. Si stima che si sia riversata in mare una quantità di greggio compresa tra 414mila e un milione di tonnellate.
L’ultimo episodio di questo genere si è verificato nell’ottobre scorso in Nuova Zelanda, dove la petroliera Rena è rimasta incagliata in una scogliera: la nave trasportava 1.700 tonnellate di carburante, di cui circa 350 finite in mare.

Tatiana Della Carità

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