Lega Nord, Umberto Bossi: “Riforma del lavoro è una controriforma”. Roberto Maroni: “Vedo rischio incidenti”

Roberto Maroni e Umberto Bossi

 

 

RIFORMA DEL LAVORO – Sulla riforma del mercato del lavoro il fronte dell’opposizione rischia di allargarsi e la Lega Nord potrebbe ritrovarsi a votare al fianco di Pd e Idv, ma l’agognato obiettivo padano di staccare la spina al governo tecnico sembra ancora lontano dal realizzarsi. L’articolo 18 sembra essere divenuto l’unico oggetto di contesa e critica della riforma stilata da Mario Monti ed Elsa Fornero e ancora una volta il partito del Carroccio alza barricate e critica le decisioni del governo. Quella del lavoro “non è una riforma ma una controriforma” ha dichiarato Umberto Bossi, mentre Roberto Maroni esprime la stessa opinione con toni più mielosi: “Siamo contrari alle cose che non funzionano – ha detto l’ex ministro dell’Interno -. Se questa riforma servirà solo a rendere più rigido il mercato del lavoro perchè coinvolgerà anche le imprese sotto i 15 dipendenti, ora escluse, e se non toccherà gli statali, non vedo francamente a cosa serva”. Ma guai a paragonare il suo pensiero a quello della Cgil: “Non pensiamo che la riforma dell’articolo 18 sia sbagliata perchè lede dei diritti – ha sottolineato Maroni – . Questo è il pensiero della Cgil. Io quando era ministro del Welfare ho provato a farla e per poco non c’ero riuscito. O la riforma si fa seriamente, oppure così come è stata annunciata è inutile. Perchè non tocca i privilegi e discrimina i lavoratori non solo tra privati e pubblici, ma rende più rigido il mercato del lavoro e quindi la vita per le piccole imprese”.

E da buon ex responsabile del Viminale avverte del rischio di scontri sociali pericolosi: “Io vedo un rischio di incidenti o di gravi tensioni sociali, non tanto per la posizione della Cgil, quanto perchè ci sono in giro tanti incoscienti” ha spiegato Maroni riferendosi a Diliberto, fotografato insieme ad una signora con la maglietta ‘Fornero al cimitero’. Il rischio concreto è di tornare “alla stagione dell’odio e del sangue come avvenuto nel 2002 con l’omicidio di Marco Biagi dal parte delle Brigate Rosse”.

 

Luigi Ciamburro

 

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