Processo Ruby, Berlusconi: a casa mia cene eleganti con gare di burlesque

Silvio Berlusconi (Getty Images)

PROCESSO RUBYIntervenuto oggi in aula al Tribunale di Milano per l’udienza del processo Ruby, in cui è imputato di concussione e prostituzione minorile, l’ex premier Silvio Berlusconi non si è negato ai cronisti e durante una pausa del processo ha raccontato delle famose “cene di Arcore”, nella villa San Martino di sua proprietà.

Innanzitutto, Berlusconi ha tenuto a precisare che quelle a casa sua erano solo “cene eleganti”, serate all’insegna della “simpatia, gioiosità, divertimento”. Dopo cena, ha spiegato l’ex premier, si scendeva al piano sottostante in un locale “che era la vecchia discoteca dei miei figli”. L’ex Presidente del Consiglio ha quindi aggiunto riguardo ai travestimenti delle ragazze da infermiera e poliziotta: “E’ vero ma erano gare fra donne, gare di… come si chiama… di ‘Burlesque‘!”.

Le donne son esibizioniste per loro natura – ha spiegato Berlusconi -: ce ne erano anche alcune che lavorando nello spettacolo lo erano ancora di più”: si “allenavano”, facendo “gare di burlesque”. “Io le guardavo… e mi divertito”, ha detto. Il burlesque “è una forma di spettacolo universalmente riconosciuto – ha continuato l’ex premier -. È molto meno estremo di quel che si vede in tv e nei teatri pubblici… io riprenderei a farlo“.

Berlusconi ha quindi condannato il processo a suo carico: “Il vero scandalo sono i soldi spesi dallo Stato per un processo inutile, una operazione mediatico-giudiziaria contro l’allora presidente del Consiglio e contro il governo da me rappresentato. Io adesso mantengo delle ragazze che sono state diffamate dalla Procura, che non hanno più lavoro, hanno perso il fidanzato, i genitori sono stati costretti a chiudere esercizi commerciali“.

Io sono sempre stato corretto – ha proseguito -; queste ragazze hanno la sola colpa di essere venute a casa mia per delle cene normali, dove a volte alla fine c’erano degli spettacolini teatrali”.

Riguardo invece a Ruby e alla telefonata in questura la notte del 27 maggio 2010, Berlusconi ha spiegato di aver creduto sinceramente alla storia di Ruby parente del presidente egiziano Mubarak: “La storia della ragazza era assolutamente strappalacrime, ma quando poi appresi che si trattava di marocchina e non egiziana non ho voluto più saperne”, ha concluso.

Redazione

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