‘Sforbiciate’, intervista esclusiva all’autore del libro Fabrizio Gabrielli

La copertina del libro

INTERVISTA FABRIZIO GABRIELLI SFORBICIATE – Caro Fabrizio, lieti di ospitarti su Direttanews. Sei l’autore del libro “Sforbiciate” (Edito da Piano B): descrivicelo in una frase…

Grazie a voi, altrettantemente lieto. Non sono troppo bravo a dar definizioni trancianti, dovessi scegliere un urlo per “Sforbiciate” non saprei da dove iniziare, mi perderei in ciarle, voi mi riprendereste, ma è il bello della diretta, mi scuserei io, della direttanews, nella fattispecie, ammiccherei. La summa più efficace, secondo me, in una frase, con tutti i suoi crismi (intendo dire soggetto verbo oggetto e ipotassi e paratassi ammodìno, con tutte le cose messe lì dove devono essere messe), dicevo la summa più efficace è probabilmente quella che ha sfornato Gianluca Monastra in una recensione per LaRepubblica.it, quando dice che Sforbiciate è “una cavalcata picaresca, a volte apparentemente sconclusionata, che sembra rispondere a una domanda: come possiamo (ri)innamorarci di un mondo sconfitto dai suoi stessi eccessi?”. Ci sono anche i due punti e un punto di domanda, per dire, è una frase complessa e discretamente esaustiva, quella di Monastra.

E’ corretto a tuo parere affermare che in ‘Sforbiciate’ si parla del calcio e dell’aspetto sportivo attraverso episodi di vita quotidiana?

Più che corretto direi che è, parlando per semplicismi, un pò un dato di fatto, ma anche no – e qui ci viene in aiuto il sottotitolo del libro, che infatti lo spiega apertamente, come ‘Sforbiciate’ sia una serie di storie di pallone, ma anche no. Disquisire di sport, dopotutto, se vogliamo, è sempre rendicontare esperienze di quo-ti-dia-ni-tà: lo sport, che poi etimologicamente rimanda allo svago, al dileggio, è un ludico quanto impegnativo diversivo invasivo del quale le nostre vite tendono a essere intrise, vieppiù quando parliamo di sfere di cuoio, s’è vero com’è vero che – come dice qualcuno – l’Italia è una repubblica democratica fondata sul football. Sforbiciate cerca di fare della metanarrazione calcistica, il più liminale possibile rispetto a tattiche e schemi, fino a divenire un gioco nel gioco, mescolando la verità storica dell’aneddoto alla verosimiglianza dell’infingimento. Ed è tutto qua, in buona sostanza.

Qual è il messaggio che hai voluto mandare ai lettori del tuo libro?

Forse deluderò i lettori di Direttanews, ma generalmente tendo a non inviare alcun messaggio ai miei lettori, almeno non attraverso i libri. Uso lo smartphone, il più delle volte, o anche i ‘socialcosi’, per inviare messaggi. Come diceva Nabokov, son mica un postino, che recapito messaggi. Nei miei libri mi limito a raccontare, sic et sempliciter, sperando di svelare retroscena inediti, auspicandomi di regalare entertainment inaudito. Cerco, insomma, come dico spesso in giro, di fare dell’edutainment. Che mi sembra una roba discretamente lontana, e anche più umile, dal mandar messaggi, o non foss’altro dall’avere la pretesa di.

Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti lavorativi?

Se per progetti lavorativi s’intendono le cose di scrivere, sono in quella fase in cui devo ancora capire a quale delle storie abbozzate che attirano come carta moschicida potenziali sviluppi e strascichi dar retta. Se invece ti riferisci allo scrivere di calcio, sto seguendo – come ogni addicted che si fregi di cotal nome – gli Europei cercando di raccontarne sfaccettature insondabili in pezzulli che sono finiti – e spero continuino a farlo, se il team redazionale avrà l’ardire di schierarmi ancora titolare – sul blog di Fùtbologia, un progetto assai interessante che si propone di far rimbalzare la rivoluzione, istituendo – dal basso – una specie di ‘Università del Pallone’, che poi mi sembra un progetto da poter consigliare spassionatamente (ma anche no) ai lettori di Direttanews, se m’è concesso.

Simone Ciloni