Danimarca: il sesso entra nella dialettica politica danese

Helle Thorning-Schmidt e il marito Stephen Kinnock

Ma che succede alla politica danese? Se lo sono chiesto in questi giorni i commentatori dei maggiori quotidiani del paese. Perché sembra che a Copenhagen sia appena stata infranta una barriera fino a ora rispettata dai più: la vita personale dei propri amministratori. E, come spesso accade, ad abbattere questo muro ci ha pensato un dibattito che ha coinvolto in prima persona lo stesso premier danese, la laburista Helle Thorning-Schmidt.

Tutto comincia con dei rumors che affondano le radici in uno scandalo esploso mesi fa: il Taxgate. Alcuni membri dell’ex governo conservatore avrebbero fatto pressioni per condizionare una verifica fiscale nei confronti di Thorning-Schmidt e di suo marito Stephen Kinnock. Ed è quest’ultimo a essere stato oggetto di una serie di dichiarazioni che assomigliano più al gossip. Alcune ‘voci’, infatti, hanno affermato che l’uomo sarebbe gay.

Thorning-Schmidt ha preso di petto queste uscite, decidendo di rispondere direttamente e smentendo tutto. Mossa tattica di natura politica, è stato scritto, ma anche il segnale chiaro che la vita personale degli uomini politici danesi non è più fuori giurisdizione per tv e quotidiani. È finita un’epoca, sostiene il Copenhagen Post. Come riportato dal quotidiano Politiken, infatti, nel passato spesso s’erano rincorse voci di vario tipo sui politici danesi, ma nessuno di questi s’era sognato di rispondere pubblicamente. Il linguaggio politico danese sta virando verso toni e argomenti che molto hanno a che fare con la vita personale dei protagonisti? Difficile dirlo, anche se più di qualche esperto di comunicazione politica a Copenhagen e dintorni lancia un allarme di questo tipo.

Perché se si arriva a mettere in primo piano una diceria di carattere sessuale, e se la stessa premier decide di darvi peso a tal punto da intervenire pubblicamente nel dibattito, allora ogni confine è saltato. Altri, come Rasmus Jønsen, docente di comunicazione politica all’università di Roskilde, spiegano che era solo questione di tempo: campagne diffamatorie, attacchi personali violenti, una dialettica politica che ha mediamente abbassato il suo livello culturale non potevano che dare questi frutti.

Meno sorpresi e delusi sono i giornalisti – e la cosa in fondo non stupisce. In questi giorni infatti Christine Cordsen, redattore politico del quotidiano Jyllands-Posten, ha lodato il comportamento della premier, che a suo dire con una uscita pubblica molto decisa avrebbe stoppato sul nascere una serie di voci potenzialmente molto scivolose. L’impressione è che i danesi dovranno farci l’abitudine, a ‘dibattiti’ di questo tipo.

 

Antonio Scafati