Lo stabilimento dell'Ilva di Taranto (Getty Images)

CASO ILVA: 2.000 OPERAI IN MOBILITA’ – E’ sempre più critica la situazione all’Ilva di Taranto, l’acciaieria posta sotto sequestro perché scoperta altamente inquinante e produttrice di materiale nocivo per il territorio, dove, secondo quanto riferito dalla dirigenza dell’azienda ad alcune organizzazioni sindacali, circa 2.000 dipendenti sarebbero sul punto di essere messi in cassa integrazione.

A ricevere la notizia oggi sono stati i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm nel corso di un incontro tenuto assieme ai dirigenti Ilva. L’avvio della cassa integrazione è previsto per il 19 novembre prossimo, ma ancora non sono state chiarite le metodologie che l’azienda applicherà per la messa in mobilità.

Nel frattempo, prosegue la mobilitazione dell’Usb che da almeno sei giorni ha portato i lavoratori ad effettuare presidi e varie iniziative di protesta. Il sindacato ha comunicato una proroga dello sciopero fino a domani. L’esigenza, a detta dei portavoce Usb, è quella di non lasciar cadere le rivendicazioni degli operai che non vogliono scendere a patti e trovarsi costretti a decidere se privilegiare la propria salute o il proprio posto di lavoro. Continuare lo sciopero, dice l’Usb, significa  “impedire che anche la morte di Claudio Marsella resti impunita”.

Per il 10 novembre prossimo, inoltre, i lavoratori hanno deciso di indire una manifestazione allargata con la quale portare ancora una volta l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso. Il presidio avrà inizio alle 14 e 30 a Taranto e sempre l’Usb ha diffuso una nota con la quale invita chi può a partecipare.

 

Redazione online