Rifugiati maliani (Foto SANOGO/AFP/GettyImages)

Si fa sempre più complicata la situazione nel Mali, uno degli stati più colpiti dai conflitti civili che attraversano il continente africano. Negli ultimi giorni, nel nord del Paese, intorno alla città di Timbuctu, occupata dai ribelli Tuareg dopo il colpo di Stato militare, ci sono state nuove avvisaglie di conflitto tra gli occupanti e le milizie jihadiste.

Tutto lascia presupporre il precipitare della situazione, tant’è che entro fine mese dovrebbe partire un’operazione avallata dall’Onu, con l’invio di oltre tremila unità dell’esercito panafricano, come annunciato dal presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara: “Stiamo aspettando il semaforo verde da parte del Consiglio di sicurezza dell’Onu, dopodiché la forza d’intervento sarà operativa in pochi giorni”.

La situazione è guardata con attenzione dagli Stati europei, in particolare dalla Francia, anche se il Ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian, smentendo possibili incursioni aeree, si è affrettato a spiegare che “noi possiamo contribuire al lavoro di intelligence, questa è un’altra cosa”.

Preoccupato per un intervento militare, il vescovo di Mopti monsignor Georges Fonghoro, secondo il quale “queste milizie vogliono l’indipendenza solo per poter trafficare liberamente armi, sigarette e droga. Le motivazioni religiose sono una copertura. Noi, nella regione di Mopti, abbiamo sempre avuto buoni rapporti con i musulmani e le relazioni continuano ad essere ottime, anche in questo momento, che pure è così difficile. Questo dimostra che le divisioni non c’entrano con la religione”.
Intorno alla città di Mopti, nel centro del Paese, sono migliaia gli sfollati a cui le associazioni non governative provano ad offrire assistenza.

In Italia sono diverse centinaia i profughi maliani, giunti durante l’emergenza legata alla cosiddetta “primavera araba”, in attesa di asilo politico.

Redazione Online