Ricerca del Politecnico di Milano: “Lo Smart Working aumenta la produttività ed abbatte i costi”

Ragazze lavorano al pc a Mosca (YURI KADOBNOV/AFP/Getty Images)

SMART WORKING – Massiccio utilizzo di dispositivi mobili, ricorso ampio al telelavoro e riorganizzazione degli spazi: questa la ricetta dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano per abbattere i costi di un miliardo e 700mila euro, aumentando del 25% la produttività. Ma il dato realmente sorprendente è che, nonostante lo sviluppo e la diffusione di nuove tecnologie, supportate dalla nascita di nuovi social network e dalla massiccia diffusione di strumenti di comunicazione intelligenti e di facile utilizzo, soltanto il 5% dei lavoratori italiani è uno “smart worker”, definizione con la quale si indicano coloro che svolgono le proprie attività professionali a distanza.

Nello specifico, rientrano in questa categoria di lavoratori coloro che possono permettersi flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi di lavoro, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare. La ricerca del Politecnico di Milano ha messo in evidenza anche come queste tipologie di lavoro, molto diffuse peraltro in tutta Europa, abbiamo effetti positivi anche sul cosiddetto Bil, il benessere interno lordo, in quanto hanno vantaggi per la qualità della vita lavorativa e personale: riduzione dello stress, possibilità di autogestirsi, riduzione degli spostamenti quotidiani; notevoli sono anche i vantaggi per l’ambiente, grazie alla diminuzione di emissioni di CO2.

Sull’argomento è intervenuto Mariano Corso, dell’Osservatorio Smart Working: “Per realizzare un sistema di Smart Working, ai tradizionali criteri per la progettazione organizzativa vanno affiancati principi come l’autonomia e la flessibilità nella scelta degli spazi e delle metodologie di lavoro, la valorizzazione dei talenti, la responsabilità e l’innovazione diffusa”.

Redazione

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