Norvegia: operazioni petrolifere alle Lofoten, i timori dei pescatori

Vesterålen
Isole Lofoten e Vesterålen: arcipelaghi a nord del Circolo Polare Artico abitati da poche decine di migliaia di persone. Si vive praticamente di pesca e di turismo, grazie a un ambiente naturale mozzafiato. Altre ricchezze stanno sotto le acque blu scuro del Mar di Norvegia: petrolio e gas. E la prospettiva dell’oro nero è un incubo che i pescatori di quelle isole vivono da anni.

In questi giorni se ne è tornato a parlare: trivellare al largo delle Lofoten e delle Vesterålen è tornata ad essere una prospettiva concreta. Si rincorrono documenti, opinioni, dichiarazioni improntate alla cautela, si fanno calcoli economici, si pensa ai vantaggi (in termini di posti di lavoro, soprattutto) e agli svantaggi. Ma una decisione non è nell’aria.

Nulla infatti dovrebbe essere deciso a breve, anche se alcuni paletti sono stati piantati: il governo è dell’idea che non esistano particolari controindicazioni che suggeriscano di non trivellare. A sostenerlo sono alcuni rapporti. Come a dire: le attività petrolifere non pregiudicherebbero la pesca delle isole, né nuocerebbero all’ambiente fino al punto da spingere via i turisti.

Certo: nessuno ignora che una fuoriuscita di greggio provocherebbe danni enormi, ma viene considerata una ipotesi lontana, un incidente. E anche nella malaugurata ipotesi che una cosa del genere si verifichi, l’ecosistema potrebbe rimettersi in sesto nel giro di pochi anni. Almeno questo è quanto sostenuto in un rapporto pubblicato alla fine della scorsa settimana.
Ma nonostante le carte in tavola lascino intendere sviluppi molto chiari, non siamo vicini alla fine di questa vicenda: non si deciderà domani, non si deciderà nei prossimi mesi. Il ministro del Petrolio e dell’Energia, Ola Morten Boe, ha in pratica spostato in avanti il problema, sbilanciandosi a tal punto da dire che prima del 2017 non se ne farà nulla.

A decidere sarà il prossimo governo, dunque: in Norvegia si vota nel 2013 e le elezioni sono in effetti troppo vicine andare adesso allo scontro su un tema delicato. Già l’anno scorso l’idea di andare a trivellare al largo delle Lofoten aveva creato più di qualche malumore all’interno del governo guidato dai socialdemocratici. I laburisti sono favorevoli, infatti, mentre è contrarissimo il Partito della Sinistra Socialista. Era così un anno fa ed è così ancora oggi. E non è che nello schieramento conservatore le cose siano più chiare: se disponibili a trivellare sono il Partito del Progresso e (un po’ meno) la Destra, contrari sono il Partito Popolare Cristiano e i Liberali. Con il gioco delle alleanze ancora da ultimare e con una competizione elettorale tutta da vivere, per gli abitanti delle isole Lofoten e Vesterålen il risultato oggi è una solo: non ci sono rassicurazioni ma è lecito essere pessimisti.

In un quadro così fluido ambientalisti e pescatori, infatti, un’idea se la solo fatta. Perché se è vero che il ministro Ola Morten Boe ha rinviato ai prossimi anni qualunque decisione definitiva, ha pure dichiarato che è sua opinione che si tratti in fondo solo di tempo: cioè prima o poi si andrà ad estrarre petrolio e gas anche lì, negli arcipelaghi Lofoten e Vesterålen. Ed è questa ambiguità a non piacere alle associazioni dei pescatori, un’ambiguità che a loro parere sarebbe la spia di un chiaro messaggio: tra le industrie petrolifere e i pescatori, la politica è pronta a scegliere i primi. Proprio oggi su NRK è apparso un articolo che sostiene come rispetto a una decina di anni fa l’interesse delle compagnie nei confronti delle Lofoten si sia ridotto: la scoperta di altri bacini petroliferi nel Mare del Nord ha spostato l’attenzione delle grandi aziende. Ma per chi lavora nel settore ittico, la battaglia da combattere è rimasta la stessa.

Antonio Scafati