Maya Sansa: viaggio a 360°con una delle stelle del firmamento italiano…

Maya Sansa (Getty Images)

INTERVISTA MAYA SANSA – Intervistare Maya Sansa è stata davvero un’impresa eccezionale. Un inseguimento unico che ha portato a una bella chiacchierata con una donna semplice, brava,  determinata e molto dolce: una serie di virtù che rende questa attrice  una persona che non si può fare a meno di ascoltare e di ammirare.

In tanti anni di lavoro ha girato il  mondo e queste continue esperienze l’hanno aiutata a crescere e maturare professionalmente, diventando un’icona del cinema italiano e internazionale. Ha lavorato  con grandi registi italiani e non solo. Abbiamo voluto sentirla per farci raccontare tutto di lei e per ripercorrere la sua strepitosa carriera..

 

Buongiorno Maya, lieti di ospitarti su Direttanews. Il primo film in cui hai recitato è stato “La Balia” con la regia di Marco Bellocchio. Raccontaci del tuo esordio e se c’è un ricordo particolare che ti lega a quella esperienza.

Buongiorno a Voi. E’ stata un’esperienza magica per me. Stavo frequentando ancora l’accademia d’arte drammatica a Londra, la Guildhall school of music and drama, e mi hanno dato un permesso speciale per stare via due mesi e far parte di questo cast eccezionale . Ero una ventiduenne, e solo il fatto di trovarmi su un set di Bellocchio con attori del calibro di Fabrizio Bentivoglio e Valeria Bruni Tedeschi, per me era tutto veramente straordinario. Marco Bellocchio è stato un ottimo maestro è questo esordio si è inserito nel periodo accademico e fa parte della mia preparazione, della mia laurea.

 

Sei una donna molto giovane e già hai partecipato a circa 35 tra film, cortometraggi e produzioni televisive e, hai conquistato premi su premi, tra cui, solo per citarne alcuni, “Nastro d’Argento, “Globi d’Oro” ec ecc. Senza considerare che il New York Times già nel 2004, ti aveva definito la nuova icona del cinema italiano. Che sensazione ti da vedere riconosciuto il tuo lavoro in maniera così importante?

Sono passati parecchi anni e all’epoca la cosa mi colpì moltissimo. Ero talmente felice che avrei voluto ringraziare il critico del New York Times e allo stesso tempo temevo di fare la cosa sbagliata: il giornalista ci tiene talmente tanto alla sua libertà che al momento stesso in cui un artista lo ringrazia è come se compromettesse questa “non relazione”. Non seppi bene cosa fare insomma, ma ricordo che fu un’esperienza meravigliosa. Tutti i miei amici statunitensi mi telefonavano per darmi direttamente loro la notizia. Furono momenti molto belli, il sostegno della stampa e dei critici fa molto bene a un attore.

 

Sei passata alla ribalta con due film molto belli ed importanti “La Meglio Gioventù” e “Buongiorno Notte”. Senza dimenticare film “difficili” ma che hanno fatto comunque molto discutere come “Benzina”. Che ricordi hai di queste esperienze. Cosa ti hanno lasciato dentro?

Esperienze diverse che sono avvenute tutte nel giro di pochissimo tempo. In questo gruppetto di film metterei anche “Il vestito da sposa” di Fiorella Infascelli. Sono stati 4 personaggi fondamentali per me: le due Stella, Chiara e Mirella.

Mirella è il personaggio che ha segnato gli anni successivi dopo l’uscita del film “La meglio Gioventù”. Un successo popolare anche a livello europeo. Una persona solare, positiva, buona e gentile, un’immagine che mi è rimasta addosso per parecchio tempo: molti infatti, anche nel mondo del lavoro davano per scontato che fossi siciliana, buona.. simpatica.. gentile.. (ride,ndr) fu un bel regalo.

Il film “Benzina” è stata un’operazione molto coraggiosa ed estremamente rara nel cinema italiano. Un tema importante come quello dell’omosessualità vissuto in un contesto sociale complesso trattato da una regista donna molto brava come Monica Stambrini. Girammo tutto il film di notte nella zona deserta di Ciampino Aeroporto durante il periodo in cui la Roma vinse lo scudetto: questa cosa ci salvò dalle notte insonni per via dei clacson e schiamazzi che si sentivano in quei giorni in città.

Quattro film molto importanti, con 4 personaggi molto diversi che mi hanno formato professionalmente e che mi hanno fatto crescere nel giro di poco tempo.

 

Parliamo dell’attualità. “La bella addormentata” è uscito il 6 settembre nelle sale italiane. E’ il tuo terzo film con Marco Bellocchio. Grande intesa con questo regista?

Bellocchio lo considero come una figura paterna nel mio lavoro. In Francia per descrivere questa intesa lo chiamo il mio ”papa dù cinéma” perchè mi ha insegnato ad essere un’attrice sul set, a relazionarmi allo spazio, alla macchina da presa, alla luce, in una modalità che tutt’ora è la mia. Inoltre mi ha stimolata sempre a dare il massimo, a cercare sempre il dialogo e il confronto con tutte le persone che hanno incrociato la mia strada.

Questo film tratta l’argomento dell’eutanasia, ed in particolare del caso di Eluana Englaro. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

L’argomento di Eluana Englaro è molto complesso. Io credo che sia stata una vicenda molto forte. La battaglia di papà Englaro è stata molto importante e sono molto dispiaciuta del fatto che in Italia la stampa abbia un pò perso la decenza e che si sia parlato e sparlato di un argomento cosi delicato senza essere in grado di rispettare la storia di questa donna che aveva espresso un desiderio ben preciso. L’unico portavoce di questo desiderio era il padre e in pochi l’hanno rispettato fino in fondo.

La scena del film che riporta il momento in cui Berlusconi disse che che Eluana poteva ancora avere dei figli per me è stato, nella realta’, un momento di grande imbarazzo e tristezza, non credevo alle mie orecchie. Come questa affermazione, purtroppo, ce ne sono state tante altre ed è proprio questo che mi ha ferito maggiormente di questa vicenda. Penso al dolore e alla forza di Peppino Englaro che nonostante tutto ha trovato il coraggio di andare avanti. Inoltre sono felice che Bellocchio abbia raccontato questo film restando al di sopra delle parti e che racconti solo momenti di vita frutto della sua immaginazione rispettando la vicenda più privata.

 

Hai lavorato con numerosi registi durante la tua carriera. Chi manca al tuo personale appello, con chi ti piacerebbe fare un film?

Ce ne sono tanti. Mi piace molto cambiare, non c’è ne uno in particolare. Per spararla grossa visto che adoro Blade Runner dico Ridley Scott. Mi piace molto anche la regista inglese Lynn Ramsay

 

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto per girare un film molto carino che si svolgerà in diversi paesi con una regista franco-italo-senegalese Dyana Gaye. Non è un ruolo principale, ma mi piace perchè sono l’unica bianca in un cast di attori africani. E’ un’ opera prima e inizieremo a girare a gennaio. Io girerò il film in Italia, a Torino.

 

Come mai vivi in Francia?

Ho studiato in Inghilterra, ho lavorato poi in Italia e ora sono a Parigi. E’ una mia forma di nomadismo, mi piace molto cambiare città, sperimentare, imparare lingue nuove, anche se ho molta nostalgia di Roma, torno spesso in Italia

 Grazie Maya per la bella chiaccierata

Grazie a te Michele e un saluto ai lettori di Direttanews

 

 

Michele D’Agostino per Direttanews