Tremonti pubblica i moduli per fare ricorso contro l’Imu

Giulio Tremonti (Getty Images)

L’ex Ministro dell’Economia Giulio Tremonti dichiara che: “L’Imu sulla prima casa è incostituzionale, in quanto non è una imposta sulla proprietà, ma contro la proprietà e il risparmio degli italiani. Per questo, si può e si deve reagire per farne dichiarare l’incostituzionalità”. Il professore di Sondrio, spiega perché e come l’Imu sulla prima casa sia incostituzionale, calpestando i principi della Legge fondamentale dello Stato: “I vizi costituzionali hanno origine e derivazione dalla scelta di sviluppo della sua base imponibile, identificata in valori immobiliari che sono stati rivalutati di colpo e di imperio, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti e in più senza flessibilità nella previsione di criteri correttivi successivi. I valori immobiliari possono scendere o precipitare (ed in realtà stanno davvero scendendo o precipitando), ma il debito di imposta resta sempre uguale!”. L’ex Ministro dell’economia lancia l’offensiva per recuperare la somma di 4 miliardi di euro versata dai cittadini italiani, sia nel primo acconto di giugno sia per il saldo di dicembre. Tremonti, che nel 2008 aveva firmato il decreto per l’abolizione dell’Ici sulla prima casa, ora ha aperto le porte a una vera e propria class action fiscale, pubblicando sul sito www.listalavoroliberta.it i moduli per chiedere alle amministrazioni locali i rimborsi delle somme versate. L’operazione si svolge in 4 fasi: istanza di rimborso al sindaco, ricorso alla commissione tributaria provinciale, denuncia di incostituzionalità, sentenza della Corte costituzionale.

Intanto il Sole24Ore ha svelato, il giorno dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del nuovo redditometro, il trattamento diversificato che il nuovo strumento opererebbe a favore delle famiglie ma a danno dei single. Le nuove regole, infatti, non sembrano uguali per tutti, in quanto per fare i conteggi e calcolare il reddito presunto, sulla base dei beni posseduti e delle spese, il fisco userebbe una doppia velocità. Contro il nuovo redditometro si sono scagliati anche i professionisti, commercialisti, tributaristi e i consulenti del lavoro che sollevano perplessità contro le spese presunte e la necessità di un riconoscimento più ampio per la difesa dei contribuenti davanti all’Agenzia delle Entrate, nel caso di contestazioni di redditi più alti di quelli effettivamente percepiti. Gli esperti fiscali dichiarano che il redditometro non ha parametri precisi e credibili e che è assurdo per il cittadino conservare tutti gli scontrini e le fatture.

Redazione

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