La Norvegia alla scoperta della mafia italiana

Edizione online dell’Aftenposten, il maggiore quotidiano norvegese. Sulla homepage, in alto, bene in vista, campeggia una fotografia di un piccolo comune del sud Italia. Un’automobile di colore blu scuro sporca di terra transita vicino a quei cartelli stradali che indicano il nome della cittadina nella quale si sta entrando. Lettere nere in stampatello su sfondo bianco: Corleone. Il giornalista Per Kristian Aale, dell’Aftenposten, ha scelto il paese che lega il suo nome al romanzo ‘Il Padrino’, ha scelto il paese di Totò Riina e Bernardo Provenzano per raccontare ai suoi connazionali cosa sta accadendo nelle grandi organizzazioni criminali italiane.

Il titolo del suo pezzo racconta già tutto: “La mafia fiorisce nella crisi”. È nata una nuova mafia, scrive Aale, una mafia che ha sostituito la vecchia generazione di boss: facce nuove, interessi nuovi, metodi nuovi. Scrive Aale che Cosa nostra (così si chiama la mafia siciliana, spiega ai lettori norvegesi) ha smesso i vecchi panni. Oggi si veste in giacca e cravatta, reinveste ciò che guadagna nella finanza e nell’edilizia, se deve ricorrere alla violenza cerca di farlo in modo meno rumoroso che in passato.

È un lungo articolo, quello che l’Aftenposten ha dedicato alla mafia italiana. Un tema che si collega a quella crisi economica che la Norvegia finora ha solo guardato da lontano, cullata dalla sua finanza stabile, al sicuro con la sua bassa disoccupazione, protetta dal suo petrolio. Al contrario di quanto sta accadendo nel Vecchio Continente, dove la parola ‘crisi’ è diventata di uso comune tanto da non dover neppure essere seguita da aggettivi o altro: la crisi economica è semplicemente la crisi.

In questo contesto la mafia fa affari d’oro. Scrive Aale che le organizzazioni criminali non sono più limitate al sud Italia ma hanno messo radici in tutte le regioni del Belpaese. Sono sempre di più le aziende che, in difficoltà economiche, respinte dalle banche o sommerse dai debiti, sono costrette a ricorrere alle organizzazioni criminali. Citando uno studio dell’Università Bocconi, il giornalista norvegese si spinge a dire che la mafia oggi controlla un decimo dell’economia italiana. Un giro d’affari enorme che, conclude Aale, ha assunto queste proporzioni proprio grazie alla crisi.

Antonio Scafati