Parti cesarei: per il Ministero il 43% sono ingiustificati

Parto cesareo (Getty Images)

Nel 2010 ci sono stati 482.195 parti, tra naturali e cesarei: questi ultimi sono stati il 29,31% del totale, e per ben il 43% di questi si rileva una non corrispondenza con le informazioni nelle schede di dimissione ospedaliera, questo il contenuto della denuncia contenuta in un’indagine conosciutiva promossa dal Ministero della Salute. Scrivono i curatori dell’indagine ministeriale: “Il rischio di non corrispondenza nelle informazioni tra scheda di dimissione e cartella clinica è un problema importante su tutto il territorio nazionale”.

“La presenza di diagnosi di posizione anomala del feto” – si sottolinea – “potrebbe essere un indicatore di rischio di una non corretta compilazione della cartella: le strutture con una più elevata percentuale di primi parti cesarei con l’indicazione di tale diagnosi sono anche caratterizzate da un livello maggiore di non corrispondenza tra la scheda di dimissione e la cartella”. La “posizione anomala del feto”, fortemente associata al cesareo, raggiungeva picchi anomali in molti ospedali, ma spiega il Ministero si tratta di valori che “sono incompatibili con la distribuzione di questa condizione al parto nella popolazione e hanno quindi fatto sorgere il sospetto di un’utilizzazione opportunistica di questa codifica, non basata su reali condizioni cliniche”.

Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Salute, Renato Balduzzi: “Se verrà effettivamente dimostrato che il 43% dei parti cesarei per posizione anomala del feto è inappropriato, ciò significherebbe per il sistema sanitario nazionale uno spreco di 80-85 milioni di euro l’anno. Sono dati molto preoccupanti e ci vuole un intervento ulteriore. È un forte campanello d’allarme poiché i dati ci dicono che ci sono comportamenti opportunistici sui quali bisogna intervenire”.

Lesioni gravi e gravissime, falso in atto pubblico e truffa al Servizio sanitario nazionale: queste sono le accuse delle quali potrebbero rispondere tutti quei medici che hanno abusato della pratica del taglio cesareo.

 

Redazione online