Cultura senza fondi. A rischio il catalogo online delle biblioteche italiane

Da una parte la maggior parte dei paesi europei investono nella cultura sopratutto quella promossa via web, offrendo la possibilità ai cittadini di avere libero accesso a documenti storici sui siti delle biblioteche oppure di visualizzare opere d’arte, con tanto di descrizione, attraverso i siti dei musei.
A differenza della Francia, che attraverso il sito gallica.fr, ha messo in rete una moltitudine di documenti, della Bibliothèque nationale de France, tutti digitalizzati e di elevato valore storico, come manoscritti autografici, edizioni antiche, in Italia siamo ancora alla preistoria.

Senza sperare in un modello eccellente di servizio come quello offerto dalla biblioteca online Gallica.fr, quanto meno ci si auspicava che perdurasse il servizio del catalogo nazionale online delle biblioteche italiane (Opac Snb), a cui aderiscono oltre 5.000 biblioteche, e che consente agli studiosi di reperire via web quale biblioteca di quale città custodisce un libro o un documento raro.

Un servizio, come ricorda l’agenzia Agi, al quale accedono oltre 2 milioni e mezzo di visitatori l’anno con circa 50 milioni di ricerche bibliografiche e oltre 35 milioni di pagine visitate, e che è ora a rischio.

E’ quanto denuncia, in una nota, l’Istituto Centrale per il Catalogo Unico delle Biblioteche italiane e per le Informazioni bibliografiche (www.iccu.sbn.it) che dichiara di “non disporre più dei finanziamenti necessari”.
“Dopo anni di costanti tagli alle spese da parte del ministero per i Beni culturali, a fronte dei quali si è dovuto da un lato ridurre il livello di servizio offerto dall’altro cercare finanziamenti al di fuori del bilancio dell’Iccu, appare ormai inevitabile nel breve periodo l’interruzione del servizio”, riporta la nota.
“I tagli colpiscono pesantemente anche il personale del nostro Istituto e di tutto il Mibac. Da anni i pensionamenti non vengono compensati da nuove assunzioni, ma soltanto provvisoriamente e in misura minima da collaborazioni esterne. Si interrompe così il passaggio di saperi ed esperienze che da sempre ha completato la formazione dei colleghi più giovani: è tutto il bagaglio di conoscenze tecnico-scientifiche relativo al materiale antico e manoscritto, al materiale musicale, alla catalogazione e alla gestione dell’informazione che si perde, nella totale indifferenza di chi ha responsabilità di governo”, denuncia l’iccu.
“Cessare la manutenzione dei servizi e rendere insostenibile l’incremento di tali risorse nella solita logica di tagli indiscriminati è l’ennesima offesa del diritto allo studio, alla ricerca e alla crescita culturale e pertanto riteniamo doverosa questa denuncia”, conclude l’iccu.

Un paradosso, in quanto, anziché implementare il servizio, variando e implementando l’offerta digitale che a volte si rivela gestita con programmi desueti, nel belpaese, culla del patrimonio mondiale, si palesa un’ennesima inadempienza in seno alla promozione culturale.

Redazione