Paolo Becchi ammette: “Per il M5S è stata una battuta d’arresto, rivedere la strategia”

Paolo Becchi (Screenshot da Servizio Pubblico)
In un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’, il professore di filosofia del diritto all’Università di Genova, Paolo Becchi, considerato vicino alle posizioni di Beppe Grillo tanto da vedersi affibbiato l’appellativo di ‘ideologo’ del Movimento 5 Stelle, ha sostenuto: “Inutile nascondere la realtà, è stata una battuta d’arresto. Siamo usciti da un periodo molto difficile, nel quale siamo stati messi nell’angolo anzitutto in parlamento”.

Secondo Becchi occorre andare oltre il web: “Bisogna diffondere i risultati e per farlo servono tivù e giornali. Bisogna concedersi, a costo di commettere qualche sciocchezza. È una questione di visibilità e di spiegazione del nostro lavoro. I nostri parlamentari spiegano in Rete tutto quello che fanno, ma la Rete è insufficiente”. Il docente universitario non risparmia critiche alla stampa: “Il sistema dell’informazione ha fatto passare il messaggio che ci siamo occupati soltanto di diarie e scontrini. Ma non è vero”.

Da rivedere, inoltre – sostiene Becchi – il sistema delle Parlamentarie: “Va ampliata la platea degli elettori, è evidente che non si possono mandare in Parlamento persone che hanno preso 40 preferenze. La verità è che il nostro successo ha preso alla sprovvista noi stessi per primi”. Poi però, il professore minimizza i termini della sconfitta: “Non possiamo paragonare le Amministrative con le Politiche. Nelle amministrative servono candidati sindaci conosciuti, con rapporti solidi. Lì ci sono troppi interessi locali. Su questo dobbiamo ancora lavorare molto”.

Sulla presenza del Movimento 5 Stelle in Parlamento, Becchi afferma che si è fatto “accerchiare. È che in quel posto, è pieno di vecchie volpi e i nostri sono tutti di primo pelo, alcuni molto bravi ma mediamente parecchio inesperti. Non ci fanno lavorare, per esempio, bloccando le commissioni di garanzia. Non le faranno mai”. Occorre dunque cambiare rotta: “Dobbiamo usare questi mesi per impratichirci e raccontarci. Dobbiamo metterci in testa che questo è un Paese sotto ricatto. Con un presidente del Consiglio che fa parte del Bilderberg e tutte quelle organizzazioni segrete, altro che Br…”.

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