Caso Shalabayeva. Alfano: “Nessuno del governo sapeva. Non succeda mai più”

Il ministro degli Interni Angelino Alfano (Foto: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

Il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha riferito in Senato sul controverso caso dell’espulsione di Alma Shalabayeva e della figlia. L’intestatario del Viminale ha iniziato il suo discorso dicendo di non essere stato informato sul fatto che ha coinvolto la moglie del dissidente kazako Ablyazov: “Sono qui per riferire di una vicenda di cui né io né altri membri del governo erano informati”, ha esordito Alfano.

Il ministro ha poi riferito che, stando alle informazioni in suo possesso derivanti dal rapporto commissionato al prefetto Pansa, i funzionari italiani che si sono occupati di mettere in atto il rimpatrio non erano a conoscenza dello status di dissidente politico di Ablyazov: “In primo luogo va ribadito che in nessuna fase della vicenda i funzionari italiani hanno avuto notizia alcuna sul fatto che A fosse un dissidente politico e non un pericoloso ricercato per reati comuni”, ha detto Alfano in Senato.

Lo stesso vicepremier ha voluto poi specificare che, sempre stando a quanto scritto nel report della prefettura, Alma Shalabayeva non avrebbe fatto richiesta di asilo politico nel momento del rimpatrio e, nonostante sia stata seguita da personale italiano con il quale sarebbe stata in grado di comunicare, pare sia stata consegnata all’ambasciatore kazako senza aver domandato di poter essere aiutata.

Dopo aver riferito nel dettaglio la cronologia dei fatti per come questa è stata illustrata nel documento redatto da Pansa, Alfano ha continuato dicendo: “Nel caso in esame è evidente che nella prassi non esisteva obbligo di informazione al ministro. Si trattava di espulsione ordinaria e non si avevano notizie del fatto che il marito della donna fosse un dissidente”. Il ministro ha però invitato a un’ulteriore indagine per “comprendere perché si sia fermato il flusso informativo che fino a un certo punto ha coinvolto la segreteria del gabinetto del ministro e in un secondo momento ha coinvolto gli uffici territoriali”. “Emerge – ha proseguito – la differente gestione delle due fasi della vicenda: quella della ricerca del dissidente e quella dell’espulsione”.

“Sono qui per rendere conto di una vicenda della quale non sono stato informato – ha ripetuto in conclusione Alfano – Resta grave la mancata informativa al governo sull’intera vicenda che presentava elementi non ordinari. Ho chiesto al capo della polizia una riorganizzazione del comparto sicurezza a cominciare dal settore migrazione”. Il politico ha quindi confermato di aver accettato le dimissioni da capo di gabinetto di Procaccini e di aver accolto l’avvicendamento con Valeri. “A questo si affianca l’azione inesausta che il governo porrà in essere nei confronti del governo del Kazakistan per assicurare che i diritti umani non vengano violati e che, qualora ci fosse la condizione, le cittadine possano tornare in Italia”, ha proseguito il ministro del Pdl.

“Che mai si possa dire che un ministro e un intero governo non sono a conoscenza di quanto accaduto”, ha terminato Alfano proponendo un auspicio per il futuro.

 

Redazione online