G20 San Pietroburgo: freddezza tra Putin e Obama sulla crisi siriana

Vlòadimir Putin e Barack Obama al G20 di San Pietroburgo (Guneev Sergey/Host Photo Agency via Getty Images)

Stretta di mano e sorrisi tesi tra Vladimir Putin e Barack Obama ieri all’apertura del G20 di San Pietroburgo. Il presidente russo ha fatto da padrone di casa, accogliendo i leader mondiali al vertice nella città russa, con tutte le attenzioni che si sono focalizzate, come era prevedibile, sull’incontro tra i due presidenti, in un momento in cui i rapporti tra Stati Uniti e Russia sono tornati ad essere difficilissimi, quasi da “guerra fredda”, per i casi di Edwarad Snowden, l’analista informatico che ha reso pubblici dati riservati dell’agenzia di intelligenze Usa Nsa e ha ottenuto l’asilo politico in Russia, e le divergenze sulla crisi in Siria. Prima dell’inizio dei lavori si sono tenuti alcuni incontri bilaterali tra i leader dei vari Paesi, ma Obama e Putin non hanno avuto nessun colloquio privato.

Il vertice delle 20 economie più avanzate del mondo è incentrato su crescita economica e lavoro, ma domina il tema dell’intervento militare in Siria voluto dagli Stati Uniti per frenare i massacri del presidente Bashar al Assad contro la popolazione civile. La questione, però non è di facile soluzione, con Stati Uniti e Francia favorevoli all’intervento militare e gli altri Paesi, in particolare europei, tra cui l’Italia, che invece propendono per la soluzione politica.

Quello che sta avvenendo in Siria “è inaccettabile”, è tornata a ripetere la Casa Bianca, insistendo nel chiedere “una reazione militare internazionale”. Ma la posizione degli Stati Uniti, Francia a parte, è sempre più isolata. La cancelliera tedesca Angela Merkel non crede che si riuscirà a raggiungere un accordo su come intervenire in Siria, anche perché, ha spiegato, non c’è nemmeno accordo tra i vari Paesi sulle responsabilità dell’attacco con armi chimiche dello scorso 21 agosto nei pressi di Damasco; anche se il premier britannico Cameron ha annunciato di essere in possesso di nuove prove.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno avviato un intenso pressing diplomatico per convincere più Paesi possibili ad accogliere l’opzione militare. Ieri l’ambasciatrice americana all’Onu Samantha Power ha attaccato: “La Russia continua a tenere il Consiglio di Sicurezza Onu ostaggio“. Il premier italiano Enrico Letta ha confermato le pressioni statunitensi: “È in corso un pressing americano affinché l’Italia modifichi la sua posizione”, ha detto. Tuttavia la posizione del nostro Paese è ferma sul no ad ogni intervento militare finché non sarà l’Onu a dare il via libera. Letta ha espresso “comprensione” nei confronti dell’atteggiamento di Obama sulla Siria, ma ha ribadito che senza un avallo delle Nazioni Unite, l’Italia è “impossibilitata” a intervenire.

Redazione