Berlusconi deposita alla Giunta per le elezioni il ricorso alla Corte europea per i diritti umani

Silvio Berlusconi in Parlamento (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Mossa di Silvio Berlusconi a poche ore dalla riunione della Giunta delle elezioni e delle immunità del Senato che dovrà decidere sulla sua decadenza dalla carica di senatore in seguito alla condanna in via definitiva in Cassazione per il reato di frode fiscale nel processo Mediaset. E’ stato depositato oggi in Giunta il ricorso del Cavaliere alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo contro la norma della legge Severino sulla corruzione che prevede l’ineleggibilità e la decadenza dalla carica per i parlamentari condannati ad una pensa superiore ai due anni di reclusione.

Il documento è di 33 pagine e fa riferimento alla norma della Convezione europea dei diritti dell’uomo che la legge Severino violerebbe, secondo Berlusconi e i suoi difensori, l’art 7, “Nulla poena sine lege”, che sancisce il principio della irretroattività delle norme penali. (Nessuno può essere condannato per una azione o una omissione che, al momento in cui è stata commessa, non costituiva reato secondo il diritto interno o internazionale. Parimenti, non
può essere inflitta una pena più grave di quella applicabile al momento in cui il reato è stato commesso
). La legge Severino è stata approvata dal Parlamento a fine 2012 e secondo Berlusconi non si applicherebbe al suo caso che è pregresso, altrimenti sarebbe violato il principio di irretroattività delle norme penali – peraltro sancito anche dalla Costituzione italiana all’art. 25.

La legge Severino viola l’art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo perché l’applicazione in tema di incandidabilità e decadenza del ricorrente “è contraria al divieto di retroattività delle sanzioni penali”, si legge nel ricorso di Berlusconi. Secondo il Cavaliere la legge Severino violerebbe anche l’art 3 del Protocollo addizionale alla Convenzione, quello sul “diritto a libere elezioni”. Inoltre si lamenta anche la violazione dell’art. 13 della Convenzione, quello che sancisce “il diritto a un ricorso effettivo”, poiché “l’ordinamento italiano non prevede alcun rimedio interno accessibile ed effettivo per far valere i dedotti profili di incompatibilità con la Cedu”: “Ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto a un ricorso effettivo davanti a un’istanza nazionale, anche quando la violazione sia stata commessa da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali”, recita l’articolo.

Il ricorso di Berlusconi alla Corte europea dei diritti dell’uomo è stato inviato via fax a Stasburgo e consegnato oggi alla Giunta del Senato.

Redazione