Maxi truffa, porto di Molfetta: due arresti e 60 indagati, tra i quali anche il senatore pdl Azzollini

Lavori al Porto di Molfetta (screen shot youtube)

Al termine delle indagini condotte su delle presunte irregolarità relative all’appalto per l’ampliamento del porto commerciale marittimo di Molfetta, i militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza e del Corpo Forestale dello Stato hanno messo in atto questa mattina una maxi operazione in cui sono indagate 60 persone e nella quale è stato posta sotto sequestro l’area destinata al nuovo porto commerciale di Molfetta.
Arrestate anche due persone tra cui l’ex dirigente comunale dei Lavori pubblici, Vincenzo Balducci e il procuratore speciale e direttore del cantiere, Giorgio Calderoni della Cmc, la società che è aggiudicata i lavori del porto.

Nell’inchiesta sulla presunta maxitruffa da 150 milioni, condotta dalla Procura di Trani, gli indagati, tra ex amministratori pubblici e imprenditori, sono accusati di associazione per delinquere, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, frode in pubbliche forniture, attentato alla sicurezza dei trasporti marittimi e reati ambientali.
Tra questi anche il senatore del Pdl Antonio Azzollini, presidente della commissione Bilancio del Senato, che all’epoca dei fatti era in Sindaco di Molfetta.

Stando a quanto riporta l’Ansa, il caso è emerso dopo che la Società Italiana per Condotte d’Acqua spa aveva chiesto all’Authority per la Vigilanza sui contratti pubblici di verificare la regolarità di una appalto del Comune di Molfetta, che secondo la società presentava delle irregolarità. Tra queste, in una clausola del bando veniva imposto il possesso o la disponibilità di una “daga stazionaria aspirante-refluente dotata di disgregatore, con potenza installata a bordo non inferiore ad Hp 2.500”.

Il bando è stato ritenuto illegittimo dall’Authority che ha poi disposto un nuovo monitoraggio sull’appalto che ha portato alla luce numerose irregolarità, poi sottoposte al vaglio della magistratura penale e contabile.
Le indagini, coordinate dalla procura di Trani, hanno accertato che per la realizzazione della diga foranea e del nuovo porto commerciale di Molfetta è stato veicolato in favore del Comune, all’epoca dei fatti guidato dal sindaco Antonio Azzollini, un ingente fiume di fondi pubblico: oltre 147 milioni di euro, di cui 82 milioni dei quali sino ad ora ottenuti dall’ente comunale, a fronte di un’opera il cui costo iniziale era previsto in 72 milioni di euro.

Inoltre, dalle indagini viene evidenziato anche il fatto che i lavori appaltati nel 2007, non hanno rispettato i termini di scadenza a marzo 2088, ma anche che le operazioni riguardavano un’area inaccessibile in quanto nei fondali marini vi era una presenza massiccia di ordigni bellici.

Gli inquirenti contesta al Comune di Molfetta di aver consentito in modo illegittimo l’appalto, in quanto l’ente comunale era al corrente sin dal 2005 che l’area era impraticabile.
Il comune avrebbe attestato falsamente che l’area sottomarina era accessibile ottenendo in questo modo lo stanziamento di ulteriori fondi pubblici, che attraverso nuove perizie di variante è stata stipulata nel febbraio 2010 una transazione da 7,8 milioni di euro con l’Ati appaltatrice per un risarcimento dovuto proprio all’impossibilità di portare avanti i lavori.
Come riporta ilgiornale.it, i lavori sono andati avanti nonostante non fosse stata mai completata la bonifica delle aree minate.
Dalle indagini, viene anche contestato il reato ambientale in quanto l’area di espansione del porto ricadeva nella perimetrazione del sito di interesse comunitario “Posidonio San Vito”, tutelato per la presenza della Posidonia. I materiali di risulta del dragaggio, poi, non sono mai stati smaltiti in maniera regolare ma riversati in una colmata. In questa finivano anche ordigni e proiettili.
Redazione