Julian Assange: “Gli Usa come una fortezza e un presidio militare”

Julian Assange (GEOFF CADDICK/AFP/GettyImages)

Dopo le polemiche dei giorni scorsi contro il film su Wikileaks, che uscirà nei prossimi giorni in Italia con il titolo “Il Quinto Potere”, in due interviste a ‘Repubblica’ e ‘La Stampa’, l’hacker più noto del mondo, Julian Assange, torna ad attaccare frontalmente gli Stati Uniti, spiegando al quotidiano romano: “Mi sentirei molto più a mio agio se il sistema di sicurezza britannico e americano fossero proporzionali in budget e personale a quello degli altri paesi. Gli Stati Uniti rischiano di diventare un presidio militare, e non c’è nulla di democratico in questo”.

Duro anche l’intervento sul quotidiano torinese: “Devono esserci dei servizi di spionaggio ma negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono fuori di ogni controllo. Negli Usa ci sono 5,5 milioni di persone dedite alla sicurezza, con le loro famiglie diventano 15. Uno Stato dentro lo Stato. C’è il rischio che diventi un Paese-fortezza e che i suoi cittadini, come Snowden, siano costretti ad andarsene”.

Sempre a ‘La Stampa’, Assange si è pronunciato sul caso Manning: “È stata una vittoria tattica della difesa, anche se aver dato 35 anni per spionaggio è un abuso linguistico. Non ci sono prove che intendesse dare informazioni a un altro Stato, ha solo informato il popolo americano degli abusi commessi in Iraq, in Afghanistan e in altri Paesi”.

Parlato della sua quotidianità il boss di Wikileaks, che da diversi mesi vive nell’ambasciata ecuadoregna a Londra, ha spiegato: “Se entri in rotta di collusione con il complesso della sicurezza del governo Usa ne paghi le conseguenze e così sono 500 giorni che mi alzo la mattina e vedo gli stessi muri. Ma quello che hanno fatto è controproducente perché non ho tempo per fare altro che lavorare. Sì, sarebbe bello uscire ma quello che stiamo facendo è più importante . E se io sono qui intrappolato lo sei anche tu là fuori”.

Assange ha aggiunto che “il mio cuore e la mia anima sono nel mio lavoro. Ho una famiglia che ha dovuto trasferirsi e cambiare nome e mio figlio è stato minacciato di morte da estremisti di destra americani. Prendiamo precauzioni e a volte ho paura, ma dobbiamo andare avanti. Siamo a un momento di svolta molto importante. Quelli della sicurezza intercettano più di due miliardi di comunicazioni al giorno e vogliono arrivare a venti. Potremmo trovarci a vivere in Stati che non rispondono a nessuno e in condizioni di sorveglianza di massa”.

A ‘Repubblica’, invece, Assange ha spiegato di essere in contatto con Edward Snowden: “La nostra giornalista Sarah Harrison è stata coinvolta nell’operazione che abbiamo condotto per trasferirlo da Hong Kong alla Russia, ed è ancora lì con lui. Snowden è preoccupato per la sua sicurezza, ma per ora ha asilo politico. Sarah è invece cittadina inglese, ma le hanno detto che è pericoloso per lei tornare nel Regno Unito”. Ha concluso l’hacker: “Non c’è mai giorno in cui non penso sia valsa la pena. Me lo sono chiesto molto nei dieci giorni in cui ero stato messo in isolamento, e ho concluso che avevo valutato correttamente le mie azioni”.

Redazione online