Papa, sindrome di Giona: il pericolo dell’ipocrisia e idolatria tra i cristiani

Papa Francesco (Getty images)

Nell’omelia pronunciata durante la messa celebrata nella Chiesa di Santa Marta, Papa Francesco ieri ha parlato di una malattia che minaccia oggi i cristiani chiamata la “sindrome di Giona”.
Ovvero quel sentimento “che fa sentire perfetti e puliti come appena usciti da una tintoria, al contrario di quelli che giudichiamo peccatori e dunque condannati ad arrangiarsi da soli, senza il nostro aiuto”.

Papa Francesco ha invitato i fedeli a riflettere su quanto ha indicato Gesù che ricorda di seguire “il segno di Giona”, per la salvezza, ovvero seguire la misericordia del Signore.

IDOLATRIA E IPOCRISIA
Anche la vita dei cristiani è minacciata dall’idolatria e l’ipocrisia e per non cedere all’insidia di questi peccati, ha detto Papa Francesco si rivela necessario mettere in pratica i comandamenti dell’amore a Dio e dell’amore al prossimo.

Commentando le letture della liturgia, tratte dalla lettera di san Paolo ai Romani (1,1-7) e dal Vangelo di Luca (11. 29-32), il Pontefice ha parlato del brano in cui viene citata la “parola forte” con la quale Gesù apostrofa un gruppo di persone chiamandole “generazione malvagia”.

“Una parola che quasi sembra un insulto: questa generazione è una generazione malvagia. È molto forte! Gesù tanto buono, tanto umile, tanto mite, ma dice questa parola”, prosegue Papa Francesco spiegando che “Gesù non si riferiva alla gente che lo seguiva quanto ai dottori della legge, a quelli che cercavano di metterlo alla prova, di farlo cadere in trappola. Era tutta gente che gli chiedeva dei segni, delle prove. E Gesù risponde che l’unico segno che sarà dato loro sarà il segno di Giona“.

SINDROME DI GIONA
Ma prima di parlare del segno di Giona, il Papa ha invitato a riflettere su un altro particolare che trapela dalla narrazione evangelica: la “sindrome di Giona”, quella che il profeta aveva nel suo cuore che non voleva andare a Ninive e fuggì in Spagna.
Pensava di avere le idee chiare, spiega il Papa: “La dottrina è questa, si deve credere questo. Se loro sono peccatori, si arrangino; io non c’entro! Questa è la sindrome di Giona. Gesù la condanna. Per esempio, nel capitolo ventitreesimo di san Matteo quelli che credono in questa sindrome vengono chiamati ipocriti. Non vogliono la salvezza di quella povera gente. Dio dice a Giona: povera gente, non distinguono la destra dalla sinistra, sono ignoranti, peccatori. Ma Giona continua ad insistere: loro vogliono giustizia! Io osservo tutti i comandamenti; loro si arrangino”.

Ecco la sindrome di Giona, prosegue il Pontefice: è quella che “colpisce quelli che non hanno lo zelo per la conversione della gente, cercano una santità, una santità di tintoria, cioè tutta bella, tutta ben fatta ma senza lo zelo che ci porta a predicare il Signore”.

Il Papa ha ricordato che il Signore “davanti a questa generazione, malata della sindrome di Giona, promette il segno di Giona“. E ha aggiunto: “Nell’altra versione, quella di Matteo, si dice: ma Giona è stato nella balena tre notti e giorni… Il riferimento è a Gesù nel sepolcro, alla sua morte e alla sua risurrezione. E questo è il segno che Gesù promette: contro l’ipocrisia, contro questo atteggiamento di religiosità perfetta, contro questo atteggiamento di un gruppo di farisei”.

SEGNO DI GIONA
Il segno che Gesù promette, spiega il Papa “è il suo perdono tramite la sua morte e la sua risurrezione. Il segno che Gesù promette è la sua misericordia, quella che già chiedeva Dio da tempo: misericordia voglio e non sacrifici”
“Il vero segno di Giona è quello che ci dà la fiducia di essere salvati dal sangue di Cristo. Ci sono tanti cristiani che pensano di essere salvati solo per quello che fanno, per le loro opere. Le opere sono necessarie ma sono una conseguenza, una risposta a quell’amore misericordioso che ci salva”.

AMORE MISERICORDIOSO
“Le opere da sole, senza questo amore misericordioso, non sono sufficienti”, sottolinea il Santo Padre.
“La sindrome di Giona colpisce quelli che hanno fiducia solo nella loro giustizia personale, nelle loro opere. E quando Gesù dice questa generazione malvagia, si riferisce a tutti quelli che hanno in sé la sindrome di Giona“.

“La sindrome di Giona ci porta all’ipocrisia, a quella sufficienza che crediamo di raggiungere perché siamo cristiani puliti, perfetti, perché compiamo queste opere osserviamo i comandamenti, tutto. Una grossa malattia, la sindrome di Giona!”, esclama il Pontefice puntualizzando che “il segno di Giona è la misericordia di Dio in Gesù Cristo morto e risorto per noi, per la nostra salvezza”.

“Ci sono due parole nella prima lettura che si collegano con questo. Paolo dice di se stesso che è apostolo, non perché ha studiato, ma è apostolo per chiamata. E ai cristiani dice: siete voi chiamati da Gesù Cristo. Il segno di Giona ci chiama. La liturgia odierna – ha concluso il Pontefice- ci aiuti a capire e a fare una scelta: Vogliamo seguire la sindrome di Giona o il segno di Giona?”.
Ovvero, diventare un apostolo delle proprie idee, o un devoto del proprio benessere, piuttosto che di Dio?

Redazione