Cyber Caffè in Cina (Getty images)

Lo scandalo del Datagate ha fatto emergere uno spettro più ampio della rete di spionaggio sul piano internazionale.
Infatti, dopo le rivelazioni sul programma della National Agency Security, agenzia di intelligenza Usa, con le quali sono state denunciate non solo intercettazioni telefoniche e web negli Stati Uniti ma anche all’estero a carico di cittadini e capi di stato di governi sudamericani, africani ed europei, in questi giorni è emerso che esiste anche una rete di spionaggio europea per il controllo delle comunicazioni telefoniche e internet.
Un’attività di spionaggio che sarebbe stata messa a punto dai servizi di intelligence di Germania, Francia, Spagna e Svezia, con l’aiuto dell’agenzia britannica Gchq.

Una rivelazione che rimbalza sulle prime pagine dei quotidiani all’indomani della polemica tra Unione Europea, Asia e Stati Uniti sulla raccolta massiccia di dati da parte della Nsa.
Grazie ai documenti diffusi dall’ex tecnico informatico della Cia, considerato la Talpa, Edward Snowden, è stata fatta luce su una collaborazione tra Gchq e l’agenzia di sicurezza nazionale americana (Nsa).

Secondo i media, i sistemi di spionaggio europeo risalirebbero agli ultimi cinque anni: il rapporto citato dal Guardian che riferisce della collaborazione tra il Gchq e altri paesi europei risale al 2008. Nel testo del rapporto, l’agenzia britannica esprime la sua “ammirazione riguardo le capacità tecniche” dei servizi di intelligence tedeschi all’estero, la Bnd che secondo quanto viene scritto nel rapporto ha “un potenziale tecnologico enorme e un buon accesso al cuore di internet, sorvegliano già cavi di fibra ottica di 40 gigabits e 100 gigabits” al secondo.
Non a caso, il quotidiano ha evidenziato che nel 2012, il Gchq non era in grado che di sorvegliare cavi di 10 gigabits al secondo.

In questo programma europeo di sorveglianza, l’Italia sarebbe rimasta esclusa perché “la comunità della sua intelligence è frammentata e incapace/contraria a cooperare l’uno con l’altro”.
Sabato scorso, infatti, è uscita una notizia nella quale veniva sottolineato che in Italia ci sono “limiti legali stringenti” che sono “un fattore di garanzia e rendono non attuabili qui intercettazioni massive”.
In base ai documenti diffusi da Snowden, il Guardian ha quindi evidenziato che i servizi italiani “sono più garantisti” di quelli di altri Paesi.

Una vera e propria cyber spystory che necessita regolamentazione: per questo sottolineano i quotidiani, martedì scorso, quando il direttore della intelligence nazionale americana, James Clapper, è intervenuto davanti al Congresso ha definito l’indignazione dei governi europei “ipocrita”.

Se da una parte Germania e Brasile hanno presentato una bozza di risoluzione all’assemblea generale dell’Onu per chiedere il rispetto delle normative della privacy dei cittadini, dall’altra sembra che a breve Germania e Usa stiano per raggiungere un accordo che vieti lo spionaggio reciproco.
Da parte dei servizi italiani sono invece in corso “accertamenti per appurare se e cosa eventualmente risulti circa un’asserita richiesta di collaborazione non andata a buon fine da parte del servizio britannico” su una rete di spionaggio europea su telefoni e web.

Redazione

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