Processo Stato Mafia, Riina minaccia pm Di Matteo: “Deve morire”

Totò Riina (screen shot youtube)

Dal carcere di Opera a Milano, il bosso corleonese Totò Riina si sarebbe sfogato con un detenuto, dopo aver seguito in video l’ultima udienza del processo sulla trattativa Stato-mafia, che si svolge a Palermo, gridando ad alta voce una minaccia rivolta ai rappresentanti dell’accusa al processo: “Di Matteo deve morire. E con lui tutti i pm della trattativa, mi stanno facendo impazzire. Quelli lì devono morire, fosse l’ultima cosa che faccio” parole pronunciate dal boss che avrebbe sentito un agente della polizia penitenziaria.

Riina in tal modo ha espresso una chiara ed esplicita minaccia ai rappresentanti dell’accusa al processo in corso su Stato-Mafia avviato dopo le stragi del 1992: oltre al Di Matteo, l’aggiunto Vittorio Teresi e i pm Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia. Secondo quanto riportano i media, il boss avrebbe parlato anche di “uno che era a Caltanissetta e adesso è a Palermo, uno che si dà un gran da fare”, riferendosi probabilmente all’attuale procuratore di Palermo Roberto Scarpinato.

La notizia è stata diffusa dal quotidiano la Repubblica e secondo quanto riporta il Fatto Quotidiano, il giornalista Attilio Bolzoni sostiene che il boss di Cosa Nostra si sarebbe sentito tradito per essere stato “consegnato” allo Stato nell’ambito della trattativa.
La testimonianza del pentito Francesco Onorato, considerato un suo fedelissimo, potrebbe essere uno degli anelli scatenanti. Infatti, Onorato ha confessato che il “capo dei capi” è stato ingannato da chi lo incoraggiò a uccidere Falcone e Borsellino: “Sarà soltanto lui a pagare per Capaci e via D’Amelio”, ha detto Onorato.
Il pentito ha anche detto che al termine del “maxiprocesso”, cosa nostra voleva uccidere Giulio Andreotti e anche suo figlio. Onorato ha anche puntato il dito contro i politici al governo tra gli anni 80 e gli anni 90: tra questi Bettino Craxi e Andreotti che secondo il pentito hanno voluto eliminare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: “Sono stati loro a chiederlo ai mafiosi poi però, quando l`opinione pubblica è scesa in piazza, i politici si sono dileguati”.
Sull’intricato sistema di relazioni tra Stato e mafia Onorato ha commentato che “non è mai esistita una trattativa: fra mafia e Stato c’è sempre stata una convivenza”.

Intanto però, da lunedì si è riunito il Comitato per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto Francesca Cannizzo che sta valutando la possibilità di trasferire Di Matteo e la sua famiglia in un’altra località. Tuttavia, al momento, è stato deciso di chiedere al ministero dell’Interno un rafforzamento delle misure di sicurezza, con la possibilità di dotare la scorta di Di Matteo del dispositivo Jammer in grado di bloccare i segnali radio dei telecomandi in un raggio di duecento metri.

Redazione

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