Finanziamento ai partiti, Corte dei Conti denuncia: “Leggi incostituzionali”

Banconote (PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images)

Fermandosi a parlare coi giornalisti a margine dell’udienza di parificazione del rendiconto della Regione Lazio, il procuratore del Lazio della Corte dei Conti, Raffaele De Dominicis, ha avanzato ipotesi di dubbia costituzionalità rispetto a tutte le leggi che hanno di fatto reintrodotto il finanziamento pubblico dei partiti, nonostante un pronunciamento dei cittadini italiani, attraverso un referendum, lo avesse abolito. Ha spiegato De Dominicis che tutte le disposizioni posteriori “sono da ritenersi apertamente elusive e manipolative del risultato referendario, e quindi materialmente ripristinatorie di norme abrogate”.

Secondo il giudice, quel referendum “fornì una risposta decisamente negativa in relazione alla persistenza delle erogazioni di contributi statali a beneficio dei partiti politici e dei movimenti e/o gruppi ad essi collegati”. La Corte dei Conti sostiene dunque che “tutte le disposizioni impugnate, a partire dal 1997 e, via via riprodotte nel 1999, nel 2002, nel 2006 e per ultimo nel 2012, hanno ripristinato i privilegi abrogati col referendum del 1993, facendo ricorso ad artifici semantici, come il rimborso al posto del contributo; gli sgravi fiscali al posto di autentici donativi; così alimentando la sfiducia del cittadino e l’ondata disgregante dell’antipolitica”. Da questi motivi è derivata la decisione di sollevare la questione di legittimità costituzionale.

Da ciò deriva infine – ha concluso De Dominicis – “la violazione del principio di parità e di eguaglianza tra i partiti e dei cittadini che, per mezzo dei partiti stessi, intendono partecipare alla vita democratica della Nazione. Infatti, i rimborsi deducibili dal meccanismo elettorale risultano estesi, dopo il 2006, a tutti e cinque gli anni del mandato parlamentare, in violazione del carattere giuridico delle erogazioni pubbliche, siccome i trasferimenti erariali, a partire dal secondo anno, non solo si palesano come vera e propria spesa indebita, ma assunti in violazione del referendum dell’aprile 1993”.

Redazione online