Russia, Greenpeace: ipotesi amnistia per i 30 attivisti della campagna “Save the Artic”

Proteste a Jakarta a favore degli attivisti Greenpeace (Getty images)

I trenta attivisti di Greenpeace che erano stati messi in carcere preventivo con l’accusa di pirateria poi trasformata in quella di teppismo, dopo aver assaltato la piattaforma Gazprom nell’ambito di una campagna contro le trivellazioni nell’artico lo scorso 18 settembre, potrebbero godere di un’amnestia da parte del Governo russo.
Stando a quanto si apprende dalla agenzie, gli attivisti che al momento sono in libertà condizionata in attesa della fine delle indagini e del processo previsto a febbraio, potrebbero usufruire dell’amnistia che sarà varata per i 20 anni della costituzione russa. E’ quanato ha reso noto Mikhail Fedotov, il presidente del Consiglio per i diritti umani, organismo che ha sottoposto un progetto di amnistia al Cremlino.

Intanto, la linea di distensione emerge anche dal fatto che una fonte russa ha sottolineato che “il codice di procedura penale non prevede alcuna restrizione di spostamento per le persone accusate e rilasciate su cauzione” e pertanto gli attivisti “possono andare anche su un altro pianeta. La cosa principale è che si presentino quando sono citati per l’attività investigativa, altrimenti la cauzione diventerà proprietà dello Stato”.

Ma la crociata di Greenpeace per la salvaguardia dell’artico prosegue e l’associazione ambientalista si sta mobilitando per raccogliere fondi e le 5 milioni di firme necessarie per presentare all’Unesco la richiesta d’inserire l’Artico nella lista dei patrimoni naturali protetti come “Santuario Globale protetto”, come è stata fatto per il Polo sud negli anni Novanta.

In una intervista esclusiva rilasciata a vanityfair.it, il direttore internazionale di Greenpeace Kumi Naidoo ha spiegato che “l’Artico funziona per il pianeta intero più o meno come un refrigeratore. Lo aiuta a stabilizzare il clima. Questo perché la calotta di ghiaccio regola il clima globale riflettendo i raggi solari. Questo strato si sta squagliando a un ritmo allarmante: vuol dire che le acque assorbono i raggi solari riscaldandosi. E riscaldando il mondo. Più l’impatto del cambiamento climatico diventa visibile più il pericolo esplode: perforare e bruciare combustibili fossili è quindi l’ultima cosa che dovremmo fare lassù, in un posto così fragile e intoccabile come l’Artico. Compagnie come Shell e Gazprom stanno pianificando perforazioni invasive alla ricerca di petrolio e gas: non possiamo certo competere con i loro enormi muscoli finanziari ma abbiamo creatività e milioni di persone dietro di noi. Questa è la battaglia ambientale definitiva dei nostri tempi. Ed è appena cominciata”.

Redazione

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