Sventato colpo di Stato nel Sudan del Sud, spari e panico nella capitale Juba

Gli abitanti di Juba per le strade (AFP/Getty Images)

Almeno 66 soldati sono stati uccisi nelle battaglie ingacciate negli ultimi due giorni a Juba, capitale del Sudan del Sud. Ad affermarlo è un medico dell’ospedale militare, il dottor Ajak Bullen, che ha parlato a Radio Miraya. Ha spiegato il medico: “Abbiamo la certezza che vi siano sette soldati morti dopo il ricovero in ospedale e di almeno 59 militari che sono stati uccisi nelle strade”. A fronteggiarsi sono state le Forze governative contro Unità del “Sudan People’s Liberation Movement / North – SPLM/N”, appoggiate molto probabilmente dai guerriglieri del movimento darfuriano “Justice and Equality Movement”.

I ribelli sono guidati da Riek Mashar, l’ex vicepresidente del Sud Sudan scaricato nei mesi scorsi dall’attuale presidente del Sudan del Sud, Salva Kiir. Ha spiegato il portavoce militare Philip Aguer: “Un gruppo di soldati, un tempo operativo presso il quartier generale di Riek Machar, ha scatenato ripetuti attacchi contro le basi di Hay Geyada e di Bilpam. L’esercito ha il pieno controllo della situazione”. Il Sudan del Sud ha ottenuto la propria indipendenza nel 2011, con un referendum plebiscitario che aveva praticamente visto la totalità della popolazione schierarsi in maniera favorevole alla secessione. Per oltre un trentennio, prima di ottenere l’autonomia e poi l’indipendenza, il giovane Stato africano è stato protagonista di un lungo conflitto civile con l’area settentrionale del Paese fino a due anni fa unificato.

Secondo il portale Viaggiaresicuri della Farnesina, in tutto il Sudan del Sud “persiste un generale clima di tensione, dovuto ad alcune criticità connesse, oltre che ai rapporti con il Sud Sudan, al conflitto in Sud Kordofan e Blue Nile ed alla perdurante crisi in Darfur. In quest’ultima regione, la cui situazione di sicurezza ha registrato un peggioramento nel corso degli ultimi mesi: si registrano frequenti episodi di banditismo con il forte rischio di sequestri di persona (anche a danno di operatori umanitari), oltre che periodici scontri tra forze governative e ribelli”.

Redazione online