Parma. Centri sociali protestano contro gli OGM presso la sede Efta

Campo di soia transgenica (JUAN MABROMATA/AFP/GettyImages)
Campo di soia transgenica (JUAN MABROMATA/AFP/GettyImages)

I centri sociali dell’Emilia Romagna, delle Marche e del Nord-Est hanno effettuato oggi un blitz presso la sede dell’Efsa, l’autorità comunitaria che si occupa di sicurezza alimentare, di Parma. Gli attivisti, indossato tute bianche, sono riusciti ad entrare nell’edificio dell’organizzazione all’interno del quale stava parlando il direttore generale dell’ente per denunciare le modalità di supervisione dell’Efsa in relazione alla coltivazione degli OGM.

Non appena i militanti – circa un centinaio – sono entrati nella struttura, la polizia ha fatto sgomberare i locali ed ha ostruito momentaneamente il passaggio impedendo agli stessi di uscire. Nel momento in cui gli attivisti si sono avvicinati alle cancellate per uscire le forze dell’ordine – riferiscono in un comunicato gli organizzatori della protesta – hanno caricato e fatto uso dei manganelli.  A seguito della carica la manifestazione è confluita in un corteo spontaneo che si è recato fin sotto il municipio parmense, sede dell’amministrazione Pizzarotti.

Queste alcune delle dichiarazioni dei centri sociali nella nota diffusa prima della mobilitazione: “Le colture OGM, così come l’agricoltura industriale, esercitano una violenza inaccettabile sull’agricoltura, sull’ambiente e sui nostri corpi. Gli OGM non hanno altra ragione di esistere che il profitto delle multinazionali che li producono e il controllo che consentono sulla catena alimentare e l’agricoltura: il pensiero magico che li accompagna è solo un contrabbando ideologico. Non sono più produttivi, inducono un utilizzo smodato e crescente di diserbanti, disastrosi per l’ambiente e pericolosi per la salute, e determinano l’insorgere ormai incontrollato di infestanti e insetti resistenti, pongono serie criticità e preoccupazioni per l’effetto sulla salute umana. Con le altre monocolture intensive sono tra le principali cause dei cambiamenti climatici e della crisi ecologica. Riducendo la biodiversità, impoverendo i terreni e introducendo l’inaccettabile principio del copyright minano alle radici la sicurezza e la sovranità alimentare, la libertà di scelta e di produzione di cibo delle comunità, la condivisione delle risorse alimentari. Tutto questo è inaccettabile e non siamo disposti ad attendere lo svolgersi dei giochi di ruolo delle lobbies: non lo fanno coloro che si fanno agenti delle multinazionali, che forzano la legalità, in Friuli come in altre parti d’Europa, e forzano soprattutto i confini del bios con conseguenze irreparabili”.

 

Redazione online