Riforma Senato, minoranza Pd insiste sul ddl Chiti

L'aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)
L’aula di Palazzo Madama (Franco Origlia/Getty Images)

Nessuna intenzione di ritirare il ddl di riforma costituzionale proposto da Vannino Chiti da parte dei 22 senatori ‘ribelli’ all’interno del Partito Democratico. E’ questo quanto sarebbe emerso dall’assemblea dei senatori ‘democratici’, dopo la richiesta avanzata da Andrea Marcucci e Nicola Latorre. A spiegarlo, è l’ex direttore di Rainews24, Corradino Mineo, tra i firmatari del ddl: “Sul ddl Chiti al Senato si sta coalizzando una maggioranza alternativa. Dobbiamo lavorare su questo”.

Con un tweet, il senatore democratico ha poi ribadito il concetto: “Abbiamo votato con M5S la decadenza di Berlusconi, perché non dovremmo provare a votare insieme le riforme istituzionali?”. Nel frattempo, il capogruppo del Movimento Cinque Stelle, Vincenzo Santangelo, coglie l’apertura dei 22 senatori, rilanciando: “Quello presentato da Chiti al Senato è di fatto il nostro testo, ad eccezione di una questione che riguarda il taglio delle indennità. Ma su tutto il resto non possiamo non essere d’accordo visto che ricalca la nostra proposta”.

Da parte sua, il capogruppo Pd Luigi Zanda ha richiamato al senso di responsabilità i ‘dissidenti’ del suo partito: “Le difficoltà e le contraddizioni interne a molti dei gruppi presenti in Senato spingono le senatrici e i senatori del Pd a un supplemento di responsabilità in termini politici e parlamentari. Pertanto l’obiettivo del gruppo del Pd al Senato deve essere da una parte tenere ferma la data del 25 maggio come scadenza ultima di approvazione in prima lettura della riforma del Senato, dall’altra portare tutti i senatori del gruppo uniti all’approvazione della riforma”.

La proposta di Chiti e degli altri prevede un Senato eletto su base regionale con 100 membri più 6 senatori eletti nella circoscrizione Estero; se su questa proposta dovessero convergere sia la decina di senatori fuoriusciti dal Movimento 5 Stelle nei mesi scorsi, sia i rappresentanti di Forza Italia, una maggioranza alternativa tale da mettere in difficoltà il testo di riforma del Senato proposto dal governo Renzi potrebbe essere molto più che un’utopia.

Redazione online

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