Scontri Roma, il prefetto Pecoraro: “Un successo la gestione dell’ordine pubblico”

Giuseppe Pecoraro (screenshot Skytg24)
Giuseppe Pecoraro (screenshot Skytg24)

Non ci sta il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, dopo le pesanti accuse ai corpi di polizia dopo gli scontri di piazza sabato a Roma, scaturite da diverse foto e video che ritraggono agenti nell’atto di compiere atti violenti nei confronti di manifestanti. Secondo il funzionario, intervistato dal quotidiano ‘La Repubblica’, “la gestione della piazza, che mi ha visto insieme al questore responsabile dell’ordine pubblico, è stata un successo”.

Le ragioni di questa affermazione sono poi spiegate dallo stesso Pecoraro: “Non ci sono stati danneggiamenti significativi, abbiamo difeso i luoghi istituzionali, è stato consentito lo svolgimento della manifestazione, è stata contenuta e respinta la provocazione dei violenti evitando che la situazione degenerasse. Se qualcuno avesse avuto l’onestà intellettuale di raccontarlo, avrebbe notato che di fronte al lancio di bombe carta e di poliziotti feriti, si sono evitate le cosiddette cariche profonde in punti che avrebbero messo a repentaglio l’incolumità di migliaia di manifestanti”.

In riferimento all’episodio più controverso, quello dell’artificiere che vari scatti riprendono mentre sale sul costato di una ragazza, Pecoraro prova a dare una propria versione: “Io credo che se ci interroghiamo sul perché quell’artificiere era dove non doveva stare e ha fatto quel che le immagini mostrano e che non doveva fare, magari ci avviciniamo a una possibile soluzione”, vale a dire che forse voleva “dare una mano ai suoi colleghi. Per la frenesia e la frustrazione di chi, improvvisamente, si sente bersaglio alla mercé di chi, i manifestanti, è chiamato a tutelare”.

Infine sul dibattito intorno al codice identificativo di polizia, di cui si torna a discutere in questi giorni: “Io dico, benissimo, introduciamo pure il codice identificativo, ma, contestualmente, introduciamo norme che regolamentino il diritto costituzionale di manifestare. Lo abbiamo fatto per il diritto di sciopero, perché non possiamo farlo per quello di manifestare?”.

Redazione online