La partita di Renzi: Sud e voto moderato.

 

Matteo Renzi (Getty Images)
Matteo Renzi (Getty Images)

L’esito elettorale si gioca su due tavoli: il Sud e i voti in uscita da Forza Italia. Su questa zona franca, che va ad intersecarsi nelle previsioni di voto all’incognita astensionismo, la campagna elettorale di Matteo Renzi tenta di assestare il colpo del ko. La vittoria PD è infatti certa, molto meno è il distacco che separerò l’affermazione del partito del premier dal diretto inseguitore, il Movimento 5 Stelle. Una vittoria ai punti potrebbe compromettere le dinamiche del governo, rendere precarie alleanze e riaprire conflitti sopiti dalla necessità di non aprire un fronte di “fuoco amico” prima della tornata elettorale. Ma sopratutto andrebbe a rallentare, se non a compromettere, quell’immagine di premier decisionista, dinamico, fuori dalle secche e dai veti incrociati della vecchia politica. Renzi lo sa: e la battuta velenosa di Beppe Grillo «Monti è sparito, Letta anche. Farà la stessa fine» sembra affondare il coltello nella piaga delle incertezze che ha rallentato, nel terreno delle riforme, quel cammino spedito promesso nei primi giorni di governo e che sembrava aver fatto breccia nell’immaginario collettivo. Una compagine che ha puntato tutto sulla svolta riformista, dopo anni di un Parlamento in balia di sé stesso. Ha dunque un buon motivo, Renzi per accusare il Movimento 5 Stelle di “ostruzionismo” perché è proprio l’ostruzionismo – ma quello interno alla maggioranza – che teme, qualora il risultato elettorale non rappresentasse una piena investitura, a posteriori, all’insediamento del leader a Palazzo Chigi. Un’iniziativa che nella sostanza, non nella forma, è sembrata una manovra di Palazzo non troppo lontana da quella vecchia politica che il premier vorrebbe lasciarsi definitivamente alle spalle.
La carta in mano di Renzi è un elettorato di Forza Italia semi orfano del proprio leader e che vede nel piglio decisionista del premier più di un elemento di rassicurante continuità con il modello impersonato da Silvio Berlusconi. L’ex sindaco di Firenze è sembrato puntare su questo bacino elettorale con ampio anticipo già nel suo cammino di avvicinamento alla leadership del Partito Democratico. La chiave di volta è a Sud. E allora ecco Renzi che oggi sarà a Napoli in quel rione Sanità già visitato da Beppe Grillo il quale – da parte sua – prepara la chiusura in grande stile nella Capitale, a piazza san Giovanni. E già annuncia, come ultima meta del tour elettorale, un blitz a Bruxelles con i nuovi eletti all’indomani del voto: un gesto simbolico contro l’Europa tedesca, con la bandiera della protesta issata nella patria del Fiscal Compact.

A.D.B.