Torino. Al via il processo per gli attivisti No Tav accusati di terrorismo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:51
Manifestazione No Tav dipinta su murales (OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)
Manifestazione No Tav dipinta su murales (OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)

Si è aperto oggi, presso l’aula bunker del carcere torinese Le Vallette, il processo ai quattro attivisti No Tav arrestati in seguito a un blitz presso il cantiere di Chiomonte effettuato nel corso del maggio 2013. Gli imputati, su cui pende la grave e da più parti criticata accusa di terrorismo, sono stati accolti in aula da un partecipato presidio di militanti e cittadini i quali hanno applaudito il loro ingresso. La manifestazione in sostegno degli arrestati, già prevista dalla Questura torinese, è stata affiancata da un forte dispiegamento di agenti in tenuta antisommossa.

In aula è stata avanzata, da parte dell’Avvocatura di Stato, la richiesta della Presidenza del Consiglio di costituirsi come parte civile in quanto rappresentante della “sovranità dello Stato e l’interesse del mantenimento dell’ordine pubblico”.

Nelle scorse ore l’avvocato Claudio Novaro, facente parte del collegio di difesa dei No Tav, aveva rilasciato alcune dichiarazioni a Il Fatto Quotidiano: “La vicenda è molto complessa, a me sembra che in realtà si rischia di tagliarla con il coltello, di sezionarla e selezionarla con modalità un po’ incongrue nel momento in cui si guarda soltanto ai fatti di violenza ma non si riesce a contestualizzarli. Allora un rischio complessivo di indicare il movimento No Tav come il nemico numero uno nei processi lo vedo perché c’è una sorta di sinergia tra una campagna comunicativa esterna che sorregge sempre e comunque le ragioni della Procura e un’iniziativa della Procura che è particolarmente forte e accanita”. “Cosa succederà un domani – ha continuato il legale – non si sa. La logica con cui la Prcura ha finora ragionato sulle vicende No Tav è una logica sul piano delle istruttorie e dei processi alluvionante: mando avanti tutto quanto, inquisisco tutto quanto e comunque e poi tirerò le reti alla fine. E’ evidente che mandare avanti decine di processi comporta dei rischi per chi quei procedimenti li subisce”.

 

Redazione online