L’Aquila: infiltrazioni dei Casalesi nella ricostruzione

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L’Aquila dopo il terremoto (getty images)

La ricostruzione dell’Aquila, dopo il terribile terremoto dell’aprile 2009, è ancora funestata dalle inchieste giudiziarie. Questa volta non si tratta di tangenti, ma di infiltrazioni della Camorra, per la precisione del temutissimo e potente clan dei Casalesi.

Il clan è riuscito ad infiltrarsi nei cantieri per la ricostruzione degli edifici privati danneggiati dal sisma, dove sono assenti i bandi pubblici poiché i lavori che possono essere affidati direttamente dai proprietari degli immobili. Lo ha scoperto la Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, che oggi all’alba ha fatto scattare l’operazione denominata “Dirty Job”, con la quale i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza hanno arrestato sette imprenditori impegnati nella ricostruzione post-terremoto. Il Gip Marco Billi ha emesso nei loro confronti quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre agli arresti domiciliari per reati che vanno a vario titolo dall’estorsione aggravata dal metodo mafioso, all’intermediazione illecita, fino allo sfruttamento del lavoro. Sono inoltre in corso decine di perquisizioni nelle province di L’Aquila, Caserta e Roma nei confronti degli imprenditori coinvolti nell’inchiesta. Sono ben 150 i finanzieri impegnati. Gli indagati sono circa venti

Le indagini sono state condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria di L’Aquila, coordinate dal procuratore Fausto Cardella e dal sostituto David Mancini, e con il contributo del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma.

Stando alle accuse, i sette imprenditori arrestati si sarebbero rivolti ai Casalesi per procurarsi manodopera a basso costo.

Proprio nei giorni scorsi il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente aveva messo in guardia sulle ricostruzioni private, invitando le istituzioni ad effettuare controlli. La ricostruzione della capoluogo abruzzese, distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009, era già stata interessata da un’inchiesta su tangenti per gli appalti nella ricostruzione di chiese e monumenti.

Redazione