Siria, i fondamentalisti conquistano la base aerea di Tabqa. Assad: “Sì all’intervento di Usa e Gran Bretagna”

 

Bashar al-Assad (Getty Images)
Bashar al-Assad (Getty Images)

I fondamentalisti in Siria hanno conquistato la base aerea di Tabqa che era rimasto sotto il controllo dell’autorità centrale di Damasco in un territorio ormai dominata dell’Isis dalla primavera del 2013. Circa 350 jihadisti e 170 militari siriani sarebbero morti negli ultimi 5 giorni di combattimenti. I media del regime di Assad confermano il “ripiegamento” delle truppe governativa dalla base di Tabqa.
Intanto il governo della Siria apre agli Usa nella lotta al terrorismo. Walid al Muallim, ministro degli esteri di Damasco ha affermato che il governo di  Bashar al Assad è pronto a collaborare nel rispetto della risoluzione Onu n.2170, che prevede sanzioni contro gruppi jihadisti in Siria e Iraq. Damasco non si oppone all’ipotesi di con azioni militari, “anche della Gran Bretagna e degli Usa” sul proprio territorio contro lo Stato Islamico, a condizione che ci sia “un pieno coordinamento con il governo siriano” ha sottolineato al Muallim. Il ministro ha tuttavia avvertito gli Stati Uniti di non bombardare la Siria senza il via libera di Damasco perché “ un tale atto commesso da chiunque senza l’approvazione del governo di Bashar Assad sarebbe considerato come una grave violazione della sovranità siriana e come un’aggressione”. Il ministro degli esteri siriano ha parlato anche del fallito blitz delle forze speciali statunitensi per liberare il giornalista James Foley,  brutalmente assassinato dall’Isis. «Vi assicuro che se ci fosse stato un coordinamento tra gli Usa e il governo siriano, l’operazione non sarebbe fallita» ha detto al Muallim che ha condannando l’uccisione del reporter americano.

Redazione