Scozia, se passa il sì all’indipendenza Cameron potrebbe dimettersi

il premier britannico David Cameron (Getty Images)
il premier britannico David Cameron (Getty Images)

La Scozia si avvia verso l’indipendenza: il Times ha pronosticato il sorpasso dei “sì” al referendum del prossimo 18 settembre e David Cameron vede profilarsi una sconfitta storica che metterebbe probabilmente la parola fine sulla sua premiership. Secondo il Financial Times la campagna di sostegno all’Unione britannica è letteralmente travolta dalla piega che stanno prendendo gli eventi negli ultimi giorni: fra i Tories ci sarebbero già state riunioni in cui si è discussa l’eventualità dimissioni di Cameron. Potrebbe succedergli l’attuale sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson che stamane sul Telegraph ha scritto “L’indipendenza della Scozia sarebbe un risultato tragico per il nostro paese”. Il governo corre ai ripari : domani Cameron, con il pieno appoggio del leader laburista Ed Miliband, dovrebbe annunciare un piano di devolution che prometterà ampia autonomia e maggiori poteri per la Scozia in campo fiscale, di budget e del welfare a condizioni che resti dell’Unione. Iniziative che il cancelliere dello Scacchiere George Osborne aveva anticipato in messaggio di prima mattina, nel corso di un’intervista alla Bbc. Un mossa che a molti è apparsa disperata, un “piano b” delineato frettolosamente per arginare la perdita di consensi che il “no” all’indipendenza ha fatto registrare nelle ultime settimane. Con soli 10 giorni di campagna prima del voto il 51% di favorevoli all’indipendenza sembra il segnale di una rimonta inarrestabile se si considera che solo un mese fa il fronte del “no” era in testa di 22 punti percentuali, mentre adesso gli unionisti si assestano al 49% . Se la Scozia voterà per la secessione: dopo 307 anni il Regno Unito non potrebbe più dirsi tale e Cameron dovrebbe trarne le conclusioni, politiche e personali. I mercati sembrano credere che l’incubo dell’inquilino di Downing Street possa diventare realtà: la sterlina ha perso l’1 per cento sui mercati asiatici, scendendo al livello più basso degli ultimi dieci mesi. La stampa britannica è in subbuglio almeno quanto il mondo politico britannico. Per il Guardian “Non c’è questione più importante”. “Elisabetta II prega di non diventare l’ultima regina di Scozia” scrive il Daily Mirror. “Abbiamo dieci giorni per salvare l’Unione” titolano in prima pagina il Telegraph e l’Independent. “Ho sempre pensato che potessimo vincere” dichiara in queste ore ore il first minister scozzese Alex Salmond, capo del governo di Edimburgo e portabandiera del vessillo scozzese con la croce di Sant’Andrea. E intanto in Scozia a dici giorni da referndum  la gente fa la coda per registrarsi nelle liste elettorali cattive notizie per Downing Street.