Offensiva contro lo Stato Islamico, grande attesa per il discorso di Obama

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Grande attesa per il discorso di Barck Obama sull’offensiva che gli Stati Uniti intendono metter e in campo contro i terroristi della Jihad che stanno sconvolgendo ampie aree del Medio Oriente. Domani il Presidente Usa dovrà sgombrare il campo dai dubbi e dalle titubanze che sembrano aver frenato i passi dell’Amministrazione per troppo tempo, almeno fino a quando la morte di James Foley prima e successivamente di Steven Sotloff non hanno costretto Obama a tentare vie di risoluzioni più dirette e frontali rispetto ad azioni di forza estemporanee come il blitz di luglio a Raqqa, nel quale si tentò, invano, di liberare gli ostaggi. Quale sarà la linea d’azione degli Usa per molti osservatori internazionali il piano, per avere successo, dovrà poter contare della piena adesione dei paesi della regione. Solo la Turchia ha ufficialmente mostrato un ampia apertura di credito verso Washington. Gli altri paesi, chiedono chiarimenti sull’impegno militare, finanziario e diplomatico che Obama intende mettere in campo contro i jihadisti dello Stato Islamico,
Finora sul piano diplomatico gli Usa hanno incassato la delibera della Lega Araba contro l’Is, mentre sul fronte religioso, gioca a favore di Washington l’editto che nei giorni scorsi il gran muftì di Riad, Sheikh Al Sheikh, massima autorità religiosa saudita dopo re Abdullah, ha emesso contro lo Stato Islamico condannando gli jihadisti sunniti e autorizzando esplicitamente gli altri musulmani a combatterli. “Questo gruppo è aggressivo e oppressivo. Se combattono i musulmani, allora i musulmani devono combatterli per liberare il popolo e la religione dal loro atteggiamento maligno e dannoso” ha sancito la fatwa: “I loro atti esecrabili distorcono l’immagine dell’Islam”ha aggiunto. Una delibera, quella di Abdul Aziz Al ash-Sheikh, che ha favorito la pronuncia della Lega araba; non è poco ma potrebbe non essere abbastanza. Secondo il Wall Street Journal, Emirati, Arabia Saudita, e Giordania chiedono che la Casa Bianca si impegni a usare il pugno di ferro contro le milizie islamiche non solo in Iraq e in Siria ma anche in altri Pacesi come la Libia, ma anche l’Egitto e la Tunisia, Paesi del Medio Oriente chiedono dunque un piano e una strategia che riveli il modo in cui l’offensiva contro lo Stato Islamico dovrà realizzarsi.

Redazione