Renzi alla Fiera del Levante: “La politica torni a fare il suo mestiere”

Matteo Renzi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

“Mio padre mi spiegava che la fiera del Levante è una cosa importante, perché viene aperta da un certo signore che si chiama Capo del Governo”, così Matteo Renzi ha esordito nel suo intervento all’inaugurazione della Fiera del Levante, dando poi “atto a Vendola di un lavoro solido su tanti settori in questi dieci anni”. Prima di Renzi, aveva preso la parola proprio il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Particolarmente intense le parole di Vendola, che ha dedicato un applauditissimo omaggio ad Antonio Facenna, il 24enne morto nel nubifragio del Gargano, mentre si trovava nella masseria di famiglia per verificare i danni causati dall’alluvione.

Renzi ha poi proseguito: “Fare politica non è quella cosa obbrobriosa che ci hanno raccontato, ma provare a mettere nella vita di tutti i giorni entusiasmo”. In definitiva, per il premier, “dopo anni di ubriacature da soluzioni tecniche e tecnocratiche è il momento che la politica torni a fare il suo mestiere”. Questo perché “oggi la crisi economica è globale, ma vede nell’eurozona un punto di difficoltà maggiore e vede l’Italia non ancora ripartita, non ancora rimessa in moto”. Poi sul tema della disoccupazione giovanile al Sud: “Definire devastanti i dati sulla disoccupazione sarebbe riduttivo”.

“Mare Nostrum è l’idea che l’Europa ha un cuore e un’anima, non solo codici e codicilli”, ha spiegato ancora Renzi, difendendo tra l’altro la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante della Politica Estera dell’Ue e ribademdo che “con la Russia non è solo un problema energetico, ma di gestione delle relazioni. In Iraq e in Libia invece è in atto un vero e proprio genocidio”.

Mentre il premier interveniva, fuori si consumava la protesta dei sindaci No Tap salentini, contrari alla realizzazione del gasdotto e al suo approdo sulla costa delle marine di Melendugno, oltre che di studenti e precari della Rete della Conoscenza e di Act-Agire, che in una nota hanno attaccato: “Non possiamo più aspettare, non possiamo più accettare altra precarietà nel nostro lavoro, nelle nostre vite. Vogliamo un lavoro degno e una vita degna”.

Redazione online