Siria, la città di Kobane nella morsa dell’Isis

Fuga dalle regioni curde (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)
Fuga dalle regioni curde (SAFIN HAMED/AFP/Getty Images)

Si continua a combatte a Kobane nel Kurdistan siriano. E si teme un altro eccidio come quello della scorsa estate a Msoul. La città è ormai stretta dalle milizie dello Stato Islamico. «Hanno attaccato da tre lati. Tra noi e loro ora ci sono venti chilometri. Molti villaggi sono stati presi. L’Isis vuole fare un massacro come in Sinjar. La comunità internazionale ci deve aiutare». Kobane, è stata la terza città a maggioranza curda della Siria abitata da oltre 40mila persone: curdi, arabi, turcomanni e armeni. Secondo fonti curde locali, a Kobane sono rimaste un migliaio di persone, in maggioranza maschi adulti A rendere ancora più fragile la posizione degli abitanti rimasti le voci su complicità tra lo Stato Islamico e il governo di Ankara, alimentate dalle dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan che ha ammesso “negoziati diplomatici” per il rilascio dei 46 ostaggi turchi rapiti dagli jihadisti, pur smentendo le notizie relative al pagamento di un riscatto.
Secondo Orhan Sansal, sindaco di Suruç città turca all’estremo confine con la Siria, la frontiera tra i due Paesi è continuamente attraversata da camion carichi di armi, giovani occidentali che intendono arruolarsi tra le fila dello Stato Islamico. I miliziani della Jihad feriti  negli scontri  con le forze governative siriane vengono curati negli ospedali di Ankara. Erdogan respinge le accuse di complicità ma i curdi sul fronte turco siriano si dicono convinti che la Turchia sita giocando un ruolo duplice in quella delicatissima area dello scacchiere mediorientale prestandosi.