Tfr in busta paga, l’ex ministro Visco: “Non conviene a nessuno”

Vincenzo Visco (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)
Vincenzo Visco (DAMIEN MEYER/AFP/Getty Images)

Tre volte ministro delle Finanze nei governi Ciampi, Prodi I e D’Alema, poi ministro del Tesoro nel secondo governo Amato: non si può certo dire che Vincenzo Visco, attualmente a capo del Nens (Nuova Economia Nuova Società), centro studi fondato nel 2001, non sia un politico ed esperto di economia il cui parere abbia poco peso. Tant’è che oggi, intervistato dal portale ‘Il Velino’, l’ex ministro ha ribadito l’inutilità del Tfr in busta paga, provvedimento che è invece contenuto nella legge di stabilità voluta dal governo Renzi.

“Si tratta di una misura di cui si discute da tempo e se finora non si è mai pensato di ricorrervi e sono state preferite altre misure un motivo ci sarà. La trasformazione di un risparmio previdenziale obbligatorio in ‘consumo’ è più che discutibile”, è in sintesi il giudizio di Visco, che poi aggiunge: “Da un punto di vista sistematico non conviene a nessuno. Secondo me non avrà grande successo nel senso che pochi sceglieranno di averlo in busta paga. Faranno eccezione quei lavoratori che si trovano in condizioni precarie”.

Per Visco, l’unico beneficiario di questo provvedimento sarà il fisco, mentre pagheranno il prezzo di questa scelta le piccole e medie imprese. Infine spiega perché Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria promuove la manovra: “Certo che Squinzi è soddisfatto porta a casa il taglio sull’Irap. Anche se per le imprese un conto è avere un flusso di denaro senza alcun controllo a disposizione un altro è averlo dalle banche magari a certe condizioni”.

Chi invece boccia senza mezzi termini la legge di stabilità è la categoria funzione pubblica dei sindacati confederali. Scrivono Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Benedetto Attili, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-pa: “La televendita del presidente del Consiglio è l’ultima prova dell’incapacità di cambiare. Dal più giovane dei governi, la più vecchia delle politiche: chi non sa riorganizzare il welfare taglia i servizi pubblici”.

“Questi ulteriori 15 miliardi di tagli lineari scellerati, di cui aspettiamo quantomeno i dettagli, mettono in ginocchio i servizi pubblici, unico argine a una crisi che sta impoverendo il Paese. E il risultato sarà un’altra ondata di tasse locali. Uno spot che costerà carissimo agli italiani, un’operazione che scarica i costi della crisi economica soprattutto sugli enti locali”, si legge ancora nella nota.

Redazione online