Renzi ammette: “Il Patto del Nazareno scricchiola”

Renzi Vs Berlusconi: carro satirico (FABIO MUZZI/AFP/Getty Images)
Renzi Vs Berlusconi: carro satirico (FABIO MUZZI/AFP/Getty Images)

“Il patto del Nazareno scricchiola, altro che scricchiola…”, firmato Matteo Renzi, che – intervenendo all’assemblea dell’Anci di Milano – si lascia scappare un commento sull’esito dell’incontro di mercoledì con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Tra una battuta sulle contestazioni che lo prendono di mira ovunque vada (“Mi lanciano le uova? Sono pronto a fare le crepes”) e annunci di semplificazione amministrativa (“Possiamo chiamarla ‘local tax’’ o in altro modo ma la tassa unica comunale può essere pronta per il 2015 e dal 2016 deve diventare precompilata”), il premier si lascia scappare una frase, appena cinque parole, destinata a cambiare le sorti del percorso di riforme istituzionali.

Se poi si considera che in mezza giornata gli accordi con il Movimento 5 Stelle sulla Consulta e in Commissione Giustizia al Senato sulla responsabilità civile dei giudici hanno prodotto effetti deflagranti, portando all’elezione di un giudice della Corte Costituzionale, Silvana Sciarra, e del componente laico del Csm mancante, Alessio Zaccaria, si può anche giustificare l’house organ della famiglia Berlusconi, ‘Il Giornale’, che – in un editoriale a firma Alessandro Sallusti – saluta quello che definisce ‘Patto dell’ebetino’, giocando quindi sull’appellativo sferzante dato in questi mesi al premier dal portavoce nazionale del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo.

In questo scenario, i pentastellati esultano e in una nota congiunta dei gruppi parlamentari evidenziano: “Il patto del Nazareno affonda. Forza Italia ha fatto il suo nome solo questa mattina, calandolo via sms sul Parlamento e facendolo filtrare alla stampa dai corridoi del Palazzo. Non hanno rispettato rispettato il nostro metodo. Il risultato? Un disastro, il ventunesimo, infatti il loro candidato non è passato”. Oltre a incassare la vittoria, il Movimento 5 Stelle alza poi la posta, rivolgendosi a chi di dovere: “Renzi e Napolitano ne prendano atto, la smettano di giocare con la legge elettorale, la Costituzione e i suoi organi di garanzia e abbandonino le larghe intese e gli indicibili accordi stipulati in segreto”.

Qualcosa è cambiato

Del cambiamento in corso ne prende atto Arturo Parisi, che del Partito democratico è una sorta di padre fondatore, le cui parole sono riprese dal quotidiano ‘La Stampa’: “E’ accaduta una cosa enorme. Berlusconi non governa più i suoi, il patto del Nazareno è messo a dura prova e in prospettiva per il Pd diventa impossibile votare il presidente della Repubblica soltanto con Forza Italia…”. A rasserenare un po’ tutti – si fa per dire – ci pensa il senatore del Movimento 5 Stelle, Nicola Morra, che interviene sul voto in commissione Giustizia a Palazzo Madama: “Tranquilli – ma questa volta seriamente – il M5S non entrerà mai nel Governo Renzi”.

Morra analizza il voto e le successive dimissioni annunciate, poi subito rientrate, di Maurizio Sacconi: “Capisco che Sacconi si sia spaventato. La politica effettuata senza secondi fini o faziose strategie è qualcosa alla quale non è abituato. Il M5S ha fatto ‘asse’ col PD per bocciare un emendamento del suo partito, NCD, sulla responsabilità civile dei magistrati. Lui si è agitato, minacciando di dimettersi da capogruppo, per paura che il suo piccolo partito perdesse il suo posto nella maggioranza di Governo. Dopo esser stato rassicurato da Matteo, ci ha ripensato. Fiuu, italiani, tranquilli, Sacconi non si dimette! (Poi ha anche ricevuto la solidarietà di Brunetta, quindi…)”.

Il pentastellato conclude con un ragionamento sul voto della Consulta: “Se i partiti facessero politica per il bene comune, dei cittadini, e non per i propri interessi, il M5S sarebbe felice di collaborare attivamente ogni giorno con loro, anche per le riforme. Per ora però questi partiti fanno azioni di buona politica solo quando noi abbiamo gli strumenti democratici per non permettetegli di fare il contrario”. Sarà come dice lui, ma non c’è dubbio che da ieri qualcosa è cambiato.

 

Redazione