Baby mamme: oltre 9 mila in Italia

Maternità (AFP PHOTO PHILIPPE HUGUEN- Getty images)
Maternità (AFP PHOTO PHILIPPE HUGUEN- Getty images)

Mentre in Venezuela suscita polemiche la campagna choc nei supermercati contro il fenomeno delle baby mamme, ovvero delle gravidanze precoci, la questione sembra sempre più riguardare anche il bel paese.
Infatti, ad un congresso nazionale dei ginecologi italiani (Sigo, Agoi e Agui) sono stati presentati i dati di un’indagine Istat che rivela che nel 2011 in Italia sono nati 9.000 bambini da madri “under 19”.
Un numero che raggiunge i 1.562 casi, pari a al 17%, solo nella Regione Campania.
Tuttavia, un’indagine milanese ha stimato in oltre 2 mila neonati l’anno i figli delle baby-mamme in Lombardia, superando per una volta il Sud.

Il fenomeno si ripercuote sulla vita di tutti i giorni di queste giovani donne che devono far fronte ad impegni scolastici e lavorativi, sacrificando la loro giovane età e spesso trovandosi sole.
Tanto che il Servizio giovani mamme attivo all’ospedale San Paolo di Milano ha ricordato che “il dato che deve farci riflettere su come aiutare queste giovani a vivere il più possibile serenamente la loro gravidanza”.

Eppure qualche segnale positivo arriva stranamente grazie alla televisione, spesso criticata per il suo aspetto diseducativo. Infatti, come riporta Adnkronos, sembra che in base ad uno studio che ha considerato il programma televisivo americano “16 anni e incinta” (Teen Mom), arrivato in versione italiana, abbia già avuto un impatto sui giovani.
Il programma avrebbe già contribuito a ridurre del 6% le gravidanze tra gli adolescenti.
Sarah S.Brown, direttore esecutivo del “National Campaign to Prevent Teen and Unplanned Pregnancy”, una ong che si occupa di dare supporto alle giovani in stato di gravidanza, ha dichiarato pertanto dichiarato che “ancora non si comprende a pieno come i media possano influenzare anche positivamente la vita dei ragazzi”.
“Solo il 40% delle madri adolescenti ha un diploma di scuola superiore e il 75% proviene da famiglie povere. Ecco che la televisione può contribuire a migliorare anche alcuni aspetti della prevenzione sessuale”, ha poi concluso Brown.

C.D.