Legge elettorale, ecco la proposta Passera

Corrado Passera (Getty Images)
Corrado Passera (Getty Images)

“Sulla legge elettorale il ministro Boschi assicura che PD è FI sono d’accordo nella sostanza e sui punti ancora aperti si troverà una accordo in Parlamento. Speriamo che ciò non avvenga sulla pelle e sugli interessi degli elettori”: questa in sintesi la posizione del leader di Italia Unica, Corrado Passera, sul nuovo accordo riguardo la legge elettorale, sottoscritto dalle ‘parti’ nei giorni scorsi. L’ex ministro ricorda come finora “il pressing avviato da Matteo Renzi, d’intesa con Silvio Berlusconi, sulla riforma elettorale ha prodotto un sistema di voto, l’Italicum, che, come è noto, gli stessi sottoscrittori hanno dovuto cestinare nel giro di poche settimane”.

Aggiunge Passera: “Ora i medesimi ‘costituenti’ annunciano di star lavorando ad un modello che tuttavia, sempre per stessa ammissione del duo del Nazareno, manca di intesa su almeno un paio di questioni decisive: il premio di maggioranza alla lista invece che alla coalizione e le soglie di sbarramento per guadagnare rappresentanza parlamentare”. Secondo il leader di Italia Unica, invece, “l’intesa c’è, eccome, sul mantenimento, seppur parzialmente ridotto, del potere di nomina dei parlamentari da parte delle segreterie dei partiti e sull’obbligo di alleanze al primo turno per cercare di escludere qualsiasi forza politica non omologabile e davvero indipendente”.

Questa la proposta di Passera: “Ciò che serve all’Italia è un sistema elettorale maggioritario a doppio turno di coalizione con collegi uninominali. Questi ultimi, infatti, imporrebbero ad ogni partito di candidare una sola faccia in ciascun collegio: i cittadini, aiutati dai mass media, sarebbero in grado di fare una vera e propria ‘radiografia’ del candidato, di chi sia e cosa pensi, prima di eleggerlo, fronteggiando così almeno in parte fenomeni di clientelismo o di familismo”. Inoltre, “si devono inoltre approntare chiari meccanismi di salvaguardia per evitare che i vincitori oltre a governo e Parlamento si possano votare da soli presidente della Repubblica e Corte Costituzionale”.

Questo elemento “rimanda alla necessità di quote sufficientemente alte per accedere al premio di maggioranza al fine di impedire che una minoranza del 30-35 per cento si ritrovi con il 55-60 per cento dei seggi. Insomma al dunque si tratterebbe di rivisitare il Mattarellum”.

“Compito non così proibitivo” – conclude l’ex ministro – “Che invece diventa maledettamente difficile se come bussola si prende il proprio tornaconto di partito e non l’interesse dei cittadini”.

 

GM