Periferie e guerra delle multe, il sindaco Marino è sempre più isolato

Ignazio Marino (Getty Images)
Ignazio Marino (Getty Images)

Mentre nelle periferie romane la tensione resta alta, per il primo cittadino della Capitale, Ignazio Marino, il fuoco incrociato, di alleati e oppositori, rischia di essere fatale. E’ proprio dal suo partito, il Pd, che il sindaco sta ricevendo critiche molto dure, come quella di Roberto Morassut, parlamentare romano ed ex assessore all’Urbanistica della giunta Veltroni, che a ‘Quotidiano Italiano’ ha affermato: “La politica non dovrebbe accalorarsi sui rimpasti e sui possibili candidati a sindaco più del necessario. Cose che delegittimano ogni giorno il già debole ruolo di questa amministrazione e di un sindaco che, comunque, ci ha messo molto del suo per arrivare a questo stato critico della situazione”.

Morassut tiene poi a precisare: “Comune, Regione, Città Metropolitana (o ex provincia ), aziende di servizio pubblico comunali, regionale o statali, enti pubblici, Stato: ognuno ha un suo compito e una sua responsabilità più o meno grande sui problemi di un pezzo o di un altro di periferia”. Secondo il parlamentare, “quando la città si espandeva questa articolazione di ruoli e competenze era già fonte di problemi ma anche di opportunità. Ora che si tratta soprattutto di manutenere, gestire e rigenerare i tessuti urbani, questa congèrie di soggetti è un danno enorme”.

Un invito a fidarsi del partito arrivava in mattinata dal presidente dei senatori Pd, Luigi Zanda, intervistato da ‘Repubblica’: “Marino non deve pensare che le indicazioni del Pd siano date per motivi diversi da quello di volerlo rafforzare. Ci mancherebbe altro che lui non si fidasse del suo partito. Non solo lui è del Pd, ma perché pure i consiglieri democratici sono stati eletti come lui dai cittadini e devono poter fare pesare la loro opinione nell’amministrazione”.

Pro e contro elezioni anticipate

Zanda dice poi ‘no’ ad elezioni anticipate, ma “considero egualmente pericolosa la palude politica: il fatto che il sindaco e la sua maggioranza non vadano d’accordo è contro natura, un assurdo, ancora più rischioso del voto anticipato”. L’esponente Pd dà poi un giudizio dell’operato Marino: “Credo che abbia governato con grande buona fede. Ma i risultati per ora non sono sufficienti”. Quindi sulle periferie: “Quando in una città ci sono punti di crisi gravi, prima ci si va meglio è. Io ritengo che la presenza delle istituzioni pubbliche conti moltissimo: non solo quella del sindaco, ma degli assessori, del prefetto, delle forze dell’ordine, degli operatori”. Infine sulle multe: “Si pagano. Oppure, se le si ritiene contestate in modo illegittimo, ci si oppone in giudizio. Altre strade non ce ne sono”.

Rimpasto di giunta?

Intanto, si fanno sempre più pressanti le voci di un avvicendamento tra l’attuale vicesindaco Luigi Nieri, in quota Sel, a cui potrebbe subentrare Marco Causi, parlamentare ed ex assessore al Bilancio, iscritto invece al Partito Democratico. Ma è proprio dalla formazione guidata da Nichi Vendola che arriva in queste ore una sorta di monito, per bocca del capogruppo in consiglio comunale, Gianluca Peciola, il quale ai microfoni di Radio Roma Capitale minaccia dimissioni in blocco dei consiglieri Sel e avverte: “Non è escluso che saremo noi a mandare tutti a casa”.

“Cacciano il vice per non cacciare subito Marino. Ma è un pietoso e dannoso rinvio di un epilogo annunciato. La prima colpa è di Bettini che, per vendicarsi del Pd che lo aveva scaricato, volle dimostrare la sua forza imponendo alle primarie il più inadatto dei candidati possibili”, è intanto l’accusa che piomba su Marino, sulla sua giunta e sull’intero Pd nazionale da parte del senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri.

L’ex ministro non vede altra strada che le elezioni anticipate: “Marino non sapeva e non sa nulla di Roma e della politica. Non è solo goffo, come qualcuno dice per attenuare con servilismo la valutazione catastrofica sull’amministrazione della Capitale. È un irresponsabile, perché si è reso disponibile per un’attività che sapeva di non essere in grado di svolgere. Le elezioni sono lo sbocco inevitabile”.

Nel centrodestra

Quindi Gasparri fa un appello ai suoi: “Il centrodestra faccia un bilancio del suo passato. Corregga errori e ascolti la città, con impegni rapportati alla realtà, senza annunci miracolosi, ma anche ponendo fine a un’inerzia non più giustificabile. Roma è all’emergenza totale e il nostro partito non può essere spettatore ma deve essere promotore di un’ampia mobilitazione di forze politiche, sociali, civiche e del territorio”.

 

GM