Mef, #prideandprejudice: 6 dati sull’Italia “virtuosa”

Tabella europea avanzo primario (Screenschot mef.gov.it)
Tabella europea avanzo primario (Screenschot mef.gov.it)

Una lista di 6 dati macroeconomici positivi dell’Italia, per sfatare alcuni “miti” sull’immobilità del nostro Paese: è questa l’idea di “marketing” politico venuta al Ministero dell’Economia e delle Finanze, che fino a domenica pubblicherà l’elenco, con tanto di tabelle tradotte in inglese, con l’hashtag #prideandprejudice.

Il riferimento al celebre romanzo inglese di Jane Austin non è casuale, perché la finalità dell’iniziativa è quella di mostrare con orgoglio alcune cifre “virtuose” del nostro panorama economico, a fronte di “alcuni pregiudizi dentro e fuori dai confini nazionali”. Il tutto per ridare al nostro Paese l’immagine di credibilità e di affidabilità come scenario per gli investimenti stranieri, elementi in notevole peggioramento in questi anni, anche prima dell’avvento della crisi economica e finanziaria.

Il primo dato portato dal Mef è quello sull’avanzo primario, ossia sulla differenza positiva che intercorre tra quanto incassato dallo Stato, per lo più con imposte e contributi, e quanto speso, al netto degli interessi: ebbene, l’Italia “è da 20 anni in cima a graduatoria avanzo primario”, sopra a molti dei principali Paesi europei. In pratica, per 19 degli ultimi 20 anni, il nostro Paese incassa più di quanto spenda: nella comparazione con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, emerge che questi Stati sono stati almeno sette volte nelle circostanze opposte, ossia in disavanzo.

Per chi, con malizia, potrebbe pensare che l’operazione voglia in quale modo “influenzare” il giudizio della Ue sulla Legge di Stabilità, atteso tra 6 giorni (proprio quando terminerà la pubblicazione dei dati), il Mef rassicura: lo scambio di informazioni con Bruxelles è costante e quotidiano, dunque l’Europa ha molti più elementi da valutare, mentre l’iniziativa #prideandprejudice punta a fornire ai media e all’opinione pubblica, soprattutto stranieri, una visione di medio periodo, basandosi su ulteriori indicatori.

Altri numeri presi in considerazione dai sei “step” saranno: il basso profilo di rischio della finanza pubblica italiana, al di sotto della media Ue; un’analisi della dinamica del debito pubblico italiano, che, si sottolinea, crescerebbe con una tendenza più lenta rispetto ad altri Paesi Ue; infine, un confronto sul rispetto del parametro europeo inferiore al 3% nel rapporto tra deficit e Pil. Lungi dal voler dire che il nostro Paese sia in una situazione rosea, viste le enormi difficoltà in cui si trova la nostra economia, lo scopo è quello di dare una scossa alla percezione, soprattutto fuori dai confini nazionali, di un’ Italia “immobile”.

Ap