Regionali, flop e resa dei conti in Forza Italia

Bandiere di Forza Italia (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Bandiere di Forza Italia (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Ancora una volta è l’europarlamentare Raffaele Fitto a commentare il disastro elettorale di Forza Italia nelle due Regioni al voto ieri, sentenziando: “Basta con le nomine, quindi. Basta con i gruppi autoreferenziali che hanno determinato in questi mesi una politica e una comunicazione inefficaci e prive di qualunque credibilità, bocciate senza appello dai nostri elettori”. La debacle di ieri ha praticamente dissolto Forza Italia, riducendone drasticamente le ambizioni: ieri appena 100mila i voti raccolti in  Emilia-Romagna, contro l’oltre mezzo milione alle regionali del 2010 dell’allora Pdl e i 270mila delle europee di sei mesi fa; 96mila i voti in Calabria, poco più di 150mila se si conteggiano anche quelli della Casa delle Libertà, lista del presidente, mentre 270mila furono le preferenze del Pdl alle regionali 2010, quando la lista del presidente raccolse 100mila voti, e 146mila sono stati i voti alle ultime europee.

Numeri inappellabili che sentenziano quanto era già nell’aria: la sconfitta di Forza Italia segna infatti un punto di non ritorno di fronte al quale il partito di Silvio Berlusconi ha una sola scelta da fare, ovvero resettare tutto e ripartire sostanzialmente da zero. Secondo il deputato Nuccio Altieri, “è urgente inaugurare un sistema di legittimazione dal basso, affidando il timone delle scelte alla nostra gente per uscire dalle secche. Per questo servono primarie ad ogni livello e non ‘primine’ con maestrini senza consenso, simili a quelle andate in scena tristemente a villa Gernetto questo week end. Abbiamo migliaia di giovani amministratori su tutto il territorio scelti dai voti dalla gente, è offensivo che il partito invece scelga i propri giovani attraverso un casting da sfilata di paese”.

La replica di Toti

A questo tipo di polemiche, replica Giovanni Toti, eurodeputato e consigliere politico di Forza Italia: “Fitto solleva una riflessione legittima però è anche lui un dirigente di questo partito, fa parte della direzione e del comitato di presidenza. In quell’organismo ci interrogheremo, ma non mi sembra il momento, da parte di chi è un autorevole dirigente del partito, di puntare il dito contro qualcuno”. Toti ne ha anche per Matteo Salvini, il quale gongola per il risultato emiliano: “E’ vero che il risultato è insoddisfacente, è vero che Salvini, a cui facciamo i complimenti, ha saputo intercettare i bisogni e delle persone, ma io non credo che la Lega da sola possa rispondere da sola ai problemi”.

Un vaso di Pandora

Ma la sconfitta elettorale di Forza Italia scoperchia un vaso di Pandora che porta alla luce dissapori e malumori senza precedenti; tuona Maurizio Bianconi: “Chi ha la poltrona e dice ad altri di esservi particolarmente attaccato, è come chi non vede la trave nel proprio occhio e continua ad insistere a segnalare il fuscello nell’occhio altrui. Questa volta, però, per colpa di errori e di viltà, la trave l’abbiamo presi tutti nella testa. I dati elettorali parlano chiaro: non solo la Lega ha sorpassato Forza Italia in Emilia Romagna, l’ha più che duplicata. Toti e compagnia farebbero bene a dimettersi e a scegliere o di essere parte di un rinnovamento vero e democratico (non a colpi di casting ed effetti speciali), oppure ad avere il coraggio di costruire qualcos’altro altrove. Fitto ha ragione: le nomine vanno azzerate e si deve ripartire dagli iscritti e militanti”.

Insiste Ciro Falanga: “Il popolo dei moderati italiani, che è tuttora la maggioranza del Paese e che continua a riconoscersi in gran parte in Forza Italia, chiede di essere partecipe delle scelte della politica: per ritrovare la fiducia e la partecipazione dei nostri elettori occorre che essi ritornino ad essere protagonisti ‘dal basso’ della vita del nostro movimento”. Più propenso al compromesso tra le parti, il “formattatore” Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia: “Forza Italia deve essere rifondata. C’è bisogno di un movimento politico diverso, fatto di persone oneste e capaci, di consenso, democrazia e merito. Dobbiamo rinnovare la nostra offerta politica con contenuti nuovi e chiari, tornando ad essere il partito liberale del ’94, che lotta contro l’eccessiva oppressione fiscale, che chiede un taglio vero della spesa pubblica e che parla credibilmente con il mondo delle partite IVA, del commercio, con la classe media. Serve tornare a parlare a chi un tempo ci dava fiducia con il proprio voto ed oggi invece non va più a votare”.

Inviti all’unità

Invita all’unità l’ex ministro Mariastella Gelmini, che sottolinea: “Ciò che serve adesso sono forti dosi di democrazia, merito, militanza e su questo ciascuno ha responsabilità e deve essere pronto, se serve, a fare un passo indietro. Il tema di come selezionare una nuova classe dirigente è centrale e la nuova legge elettorale ci metterà di fronte a nuove sfide. In un momento così delicato non bisogna guardare l’ombelico ma pensare agli Italiani. Forza Italia deve cambiare passo, enfatizzando la sua vocazione liberale e anti-tasse. Dobbiamo impegnarci su questo in modo straordinario se non vogliamo annacquare la nostra identità nel calderone dei populismi”.

Nulla da fare. La polemica ormai è esplosa e c’è chi, come il coordinatore regionale campano di Forza Italia e senatore Domenico De Siano, non intende appianarla: “Dov’erano quelli che oggi chiedono la rivoluzione interna quando a beneficiare dell’organizzazione verticistica erano loro? A quel tempo andava bene che qualcuno si assumesse la responsabilità delle scelte? Sarebbe bene che si capisse una volta e per tutte che l’unica strada percorribile è quella del sostegno al Presidente nella riorganizzazione di un partito che vuole fortemente puntare tutte le proprie energie sul prevalere del nostro programma liberale, riformista anti-tasse”.

Rilanciare l’opposizione a Renzi

“Occorre valorizzare le energie reali, nuove o di esperienza, metterci la faccia sul territorio come alcuni di noi fanno da sempre mentre altri non hanno mai fatto, far sì che Silvio Berlusconi possa recuperare agibilità ed essere alfiere delle nostre battaglie politiche. Ribadisco, e non lo faccio solo oggi dopo il voto ma avendolo fatto con garbo e chiarezza sempre, che abbandonare posizioni chiare in materia di immigrazione e famiglia è stato un errore”, è il pensiero di Maurizio Gasparri.

L’ex ministro rileva: “Bisogna riprendere una posizione coerente con la politica del centrodestra e non seminare confusione tra gli elettori favorendo il più arrembante concorrente del momento. Per quanto riguarda Renzi, se è atto di responsabilità collaborare alle riforme, bisogna prendere atto del modo arrogante con cui ha commentato il nostro risultato e capire che è un avversario. L’opposizione a Renzi deve essere chiara, precisa, implacabile”. L’attesa è ora per il responso del presidente Berlusconi, chissà che non decida di farsi da parte.

 

GM